Lotti, no alla sfiducia Il ministro all’attacco
I 5Stelle: sarebbe la spia dell’inchiesta Consip. Il Senato respinge la mozione Il titolare dello Sport: vogliono colpire Renzi e tutto il sistema di riforme fatte
ROMA. Il Senato «salva» Luca Lotti, respingendo con 161 no e 52 sì la mozione di sfiducia del M5S che chiedeva le dimissioni del ministro. La conta finale arriva in serata dopo che nell’ala di palazzo Madama i grillini provano a mettere sul banco degli imputati l’ex braccio destro di Matteo Renzi, ora titolare del dicastero dello Sport, accusato di rivelazioni di segreto d’ufficio per aver svelato ai dirigenti della Consip delle indagini in corso sugli appalti. Ma Lotti è sotto attacco anche da parte degli scissionisti del Pd che, pur lasciando l’aula al momento del voto, chiedono un suo passo indietro dal governo, sollecitando Paolo Gentiloni a ritirargli le deleghe se non lo farà.
E’ la senatrice Paola Taverna ad accusare il ministro, all’epoca dei fatti sottosegretario a palazzo Chigi. Taverna accusa il Giglio «tragico» che da Firenze è arrivato ad occupare istituzioni e apparati. «Lei ministro sarebbe la spia che disse a Luigi Marroni (amministratore delegato di Consip) occhio che c’è un’inchiesta su di voi e lui fa bonificare l’ufficio e trova effettivamente delle cimici», racconta la Taverna. «Marroni ha detto che non intende ritrattare allora o è un bugiardo Lotti oppure è un bugiardo Marroni: uno dei due deve andare a casa», dice Taverna. Poi aggiunge: «Il tema non è l’avviso di garanzia ma la gravità delle accuse e per capirlo non abbiamo bisogno della sentenza della magistratura». Lotti? «Fa parte del Giglio tragico dove vale la regola della Repubblica degli amici degli amici», tuona accusando «il sistema Renzi» e il Pd di fare quadrato per restare attaccato alla poltrona. Dal blog Grillo dà manforte. Trasmette la diretta del Senato e lancia #tornaacasaLotti.
E’ lo stesso Lotti a difendersi dal banchi del governo. Seduti con lui ci sono tutti i ministri. Mancano solo Gentiloni e Maria Elena Boschi, entrambi all’estero. In aula è quasi un evento: Lotti è molto schivo e nessuno si ricorda suoi discorsi in pubblico. «La mozione mette in discussione quanto di più prezioso io possegga, la mia moralità. Con molta umiltà respingo questo tentativo. Io non ho mai avvisato Marroni di un’indagine su Consip e non gli ho mai detto altro; sostenere il contrario significa incorrere nel reato di calunnia», dice il ministro. «A quelli che oggi sputano sentenze dico vi aspettiamo in tribunale, spero che chi, in questi giorni, ha pesantemente insultato me e la mia famiglia abbia il coraggio di rinunciare alla propria immunità». Come previsto però Lotti va all’attacco. E avverte: «Se oggi sono nel mirino dei grillini e degli scissionisti (accusati, senza nominarli, di essere «culturalmente subalterni e politicamente scorretti») è perché si vuole colpire Renzi e l’intero sistema di riforme che abbiamo fatto». L’inchiesta è di dicembre, ricorda infatti il ministro, assicurando di avere piena fiducia nel lavoro della magistratura. «Oggi è in atto un tentativo di colpire me non per il mio ruolo ma per quello che nel mio piccolo rappresento, quel tentativo di riformismo a cui anche io ho partecipato partendo da Firenze. E’ inaccettabile farlo attraverso una mozione di questo genere». Parole che non convincono l’opposizione. Forza Italia però ha già deciso che uscirà dall’aula. «Non abbiamo mai votato mozioni di sfiducia individuali», spiegano i forzisti.
La mozione dei pentastellati viene votata invece da Lega e da Sinistra Italiana. E’ la quindicesima mozione di sfiducia presentata dai grillini in questa legislatura ad essere respinta. Ma per Lotti la «gogna mediatica» non è ancora finita. E’ dai bersaniani di Mdp infatti che arrivano le bordate più pesanti. «Intervengo per chiedere anche in una sede parlamentare che il ministro Lotti si dimetta dal suo incarico, se decide invece di rimanere chiediamo al presidente Gentiloni di valutare in merito alle deleghe che gli sono state conferite», dice Miguel Gotor, riferendosi soprattutto alla delega al Cipe. Gotor accusa gli ex compagni di partito di «garantismo alla carta» e invita Lotti ad avere un «comportamento sportivo, che significa» fare gioco di squadra« perché il governo deve operare al riparo dei sospetti su comportamenti non irreprensibili sul piano politico». Mdp ha già depositato una mozione con la quale chiede al ministro di fare un passo indietro. Una mozione che potrebbe rivelarsi insidiosa per Lotti e per la maggioranza, visto che potrebbe essere votata anche da altre forze politiche.
Sul caso interviene anche Matteo Renzi. «Coloro che chiedono le dimissioni di Luca Lotti sono semplicemente inqualificabili», dice l’ex premier rispondendo su Facebook. «Quello dei M5S è un atteggiamento che si commenta da solo, quello che non si commenta è l’atteggiamento di quelle forze politiche che, quando hanno avuto dei loro amici e compagni indagati, sono stati garantisti e poi nei confronti di Lotti hanno chiesto le dimissioni».
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