Lucci: «Comunicazioni, noi fermi al secolo scorso»

Niente banda larga e WiFi: i paesi delle aree interne pagano il prezzo più alto Il presidente del Corecom: «Molti di questi centri non avranno mai il segnale»
PESCARA. Aree interne isolate. Piccoli paesi dimenticati. Abruzzo fermo al palo. Filippo Lucci, presidente del Comitato regionale per le comunicazioni (Corecom) traccia un quadro preoccupante per la nostra regione. Con qualche spiraglio all’orizzonte.
Wifi free e banda larga. L’Abruzzo è indietro di quanti anni?
«Di cinque anni. Siamo indietro perché sono stati fatti in passato strategie e investimenti sbagliati, perché la classe politica non è stata in grado di capire, qualche anno fa, l’importanza di un sistema così avanzato, che oggi è dato per scontato e dovrebbe essere la norma. Ci dovrebbe essere ormai dappertutto il wifi gratuito come la banda larga. Mai possiamo dire che un altro problema è rappresentato dai grandi interessi, le lobby, le grandi compagnie telefoniche dei grandi operatori delle telecomunicazioni, che hanno cercato di indirizzare le risorse. Creando solo confusione».
L’Abruzzo interno è il più penalizzato?
«Assolutamente sì perché non ha potuto beneficiare di investimenti dei privati e il pubblico è stato carente. I privati non hanno interesse a investire nelle zone dove non c'è ritorno di mercato. Così i piccoli Comuni, che non hanno risorse proprie, sono rimasti completamente isolati. C’è qualche caso di sindaci che hanno investito nel wifi. Ma parliamo di piccole realtà che poi sono anche iniziate e finite nel giro di pochi mesi».
Quali sono i paesi d’Abruzzo più isolati?
«I comuni montani. Qualche esempio: nei Comuni di Arsita o di Castellafiume, dove c’è un problema aperto importante, difficilmente si arriverà con investimenti di banda ultralarga, nonostante la Regione e il ministero dello Sviluppo economico hanno messo in campo un piano che prevede la copertura del 100 per cento dei comuni».
Quindo i piccoli Comuni vedranno la luce?
«Il problema è che se pur arriveremo lì tra quattro, cinque anni, saremo comunque in ritardo perché la tecnologia sarà già evoluta se non è cambiata del tutto. Anche se l'Unione europea ci dice che nel 2020 almeno l'85% della copertura del territorio a banda ultralarga ci deve essere, e se la Regione Abruzzo investirà 134 milioni euro per coprire 305 Comuni, si rischia di fare tardi. Ma se la Regione starà dietro le gare d'appalto e metterà in campo tutte le strategie di cui dispone, e se i sindaci si renderanno conto dell'importanza del progetto e quindi agevoleranno questo processo, potremmo arrivare al 2020 con una situazione, diciamo, positiva».
Esiste una mappa delle zone wifi free in Abruzzo?
«Non esiste. Come Coregom stiamo però ragionando per poter avviare una mappatura da offrire al territorio e ai cittadini, non solo abruzzesi ma anche a quelli che vengono da fuori. Per il turista che viene in Abruzzo il wifi dev’esere come l'inglese per un lavoratore di un’ azienda multinazionale. E’ dato per scontato, ma non è un valore aggiunto. Se noi non ce l’ abbiamo vuol dire che non siamo competitivi e siamo indietro di un secolo. In un territorio arretrato».
Come presidente del Corecom che cosa ha fatto. E che cosa farà?
«In passato abbiamo avviato un progetto molto interessante che era quello della copertura dei Comuni montani attraverso il satellite. Questo sistema di wifi permetteva di coprire il 100 per cento del territorio con investimenti pubblici. Parliamo di zone dove non interviene il privato e la Regione non può garantire la fibra ottica. In quei Comuni quindi si arriva solo col satellite. Il decoder costa 80 euro, gli abbonamenti sono economicamente competitivi, e ovviamente a carico dell'utente che decide di istallarselo. Il decoder però glielo avrebbe pagato la Regione. Noi abbiamo fatto la sperimentazione in quattro Comuni: a Pineto, zona nord, Bisenti, Montefino e Crognaleto».
Come è andata a finire?
«Abbiamo fatto installare gratuitamente l'adsl che è stata a disposizione dei cittadini, degli utenti, per un periodo di due anni per poter far comprendere alla Regione che era possibile fare uscire i Comuni dall'isolamento attraverso la tecnologia e agli utenti, turisti e cittadini, di beneficiare di un servizio ormai essenziale. Qualche esempio: la famiglia che deve iscrivere il proprio figlio a scuola deve avere l'adsl. Così come chi vive a Carpineto o a Bisenti deve avere le stesse condizioni di chi vive a Pescara, perché altrimenti succede che se a febbraio se ne va la luce i Comuni non hanno neanche la possibilità di lanciare un sos. Invece con il satellite sarebbe stato possibile».
Quindi non c’è stato alcun seguito?
«Esatto. Ma il Corecom ha dato un segnale e ha detto un'altra cosa: ha indicato alla Regione di investire nelle zone a basso ritorno di mercato, perché nelle grandi realtà investono già i privati che nei piccoli comuni non hanno interesse. Tocca al pubblico salvare dall'isolamento l'Abruzzo interno che altrimenti finisce per spopolarsi. Ma concludo con un esempio: a Castilenti, nella zona industriale, c’è già la banda larga. Ma nessuno si è preoccupato di attaccarla. E’ come avere una Ferrari e lasciarla in garage».(l.c.)

