«Luciani, fermati: il porto è solo un buco nell’acqua»

28 Settembre 2017

Francavilla. L’ammissione di dover attingere a nuovi fondi per completare  l’opera riaccende lo scontro. De Sanctis (H2O): risorse sottratte alle bonifiche

FRANCAVILLA AL MARE. Non bastano più i soldi per aprire il porticciolo turistico, dopo aver già spesi o impegnato 5,5 milioni di euro. È bastata questa semplice ammissione, espressa dal sindaco, Antonio Luciani, a riaprire il fuoco incrociato della polemica sulla realizzazione dell’approdo per le barche. Opera contestata sin dalla prima ora, poi al centro di una inchiesta della magistratura che ne bloccò i lavori per anni. Poco più di sei mesi fa, la ripartenza dell’appalto. Che, è utile ricordarlo, non ha avviato l’amministrazione Luciani. Il sindaco se l’è trovato sul groppone, salvo rilanciarlo dopo aver raggiunto una sorta di pace sociale, con l’impegno che l’avrebbe portato a termine con i fondi, non pochi, già stanziati. Costretto a dover rivedere tutti i suoi piani, riconoscendo che i soldi non bastano più, ecco che lo scontro riparte. Più infuocato che mai. A rilanciarlo, sui social, è stato Augusto De Sanctis, che con un hashtag chiarificatore delimita il campo della battaglia tra favorevoli e contrari: «#Francavilla un #porto o un pozzo?
«Con i soldi dei cittadini, si costruisce un porticciolo turistico a soli 5,7 km dal porto Marina di Pescara, che ha posti barca a iosa», attacca il portavoce del Forum H2O, sempre in prima linea sulle battaglie in difesa dell’ambiente. «Finora sono stati spesi, con due diversi finanziamenti, 5,5 milioni di euro per 162 posti barca. Già solo così viene un costo per posto di 34mila euro». Al Marina di Pescara, ne bastano 12-15mila per una barca da dieci metri. «Ora» riprende De Sanctis, «si scopre che bisogna spendere altri soldi per completarlo. A tutto ciò vanno aggiunti i costi per mitigare l'erosione costiera, prevista (anzi, accettata) dal comitato Via della Regione nel tratto verso sud. Soldi che dovrebbe spendere il Comune, proponente. Cioè altri fondi pubblici. Avevo detto al sindaco che sarebbe convenuto spendere un po' di soldi per eliminare ciò che restava del cantiere. Magari salvando il salvabile, per altre finalità, come la bonifica dell'Alento. Ma niente, l'opera pubblica di cemento prevale su ogni cosa. Anche su quello che a me pare logico».
Più drastico, sul futuro dell’approdo, un altro ambientalista francavillese, Bruno Zulli: « Il porto di Francavilla» prevede «finirà interrato. Tra 10-15 anni, il mare si troverà dove ora stanno le scogliere. La Regione blocchi tutto. Altri fondi rappresentano, come quelli già buttati al vento... pardon al mare, un ulteriore sperpero di denaro pubblico. Il Comune di Francavilla si fermi e si metta, per una volta, a riflettere. Il porto di Francavilla sarà un buco nell'acqua. Letteralmente». (f.c.)
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