Luciani: il Pd mi rifiuta ma io vado avanti lo stesso

Francavilla, il sindaco annuncia di voler lasciare solo l’incarico da vice presidente del consiglio delle autonomie locali e invita gli iscritti al circolo Pd a dimettersi
FRANCAVILLA. Dopo il silenzio con cui i vertici regionali Pd hanno accolto l’ultimatum del sindaco Antonio Luciani (che aveva minacciato le dimissioni e il commissariamento del Comune se non gli fosse stata concessa la tessera del partito), il primo cittadino ci ripensa: «Continuerò, come ho sempre fatto, a lavorare con entusiasmo al fianco di tutti i consiglieri comunali che mi appoggiano, per il bene di Francavilla e dei francavillesi», dichiara. «Prendo atto del rifiuto del Pd ad accogliermi, nonché dell’immobilismo in tal senso dei vertici regionali, così come dell’uscita dalla mia maggioranza del Partito democratico».
Quindi, annuncia l’intenzione di dimettersi da vice presidente del consiglio delle autonomie locali, «poiché eletto in quota Pd, restituendo la carica nelle mani del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. Un gesto che dimostra la mia coerenza e il mio non attaccamento alle poltrone e al potere attuale ed eventuale». Contestualmente, Luciani sollecita le dimissioni «di tutti gli altri iscritti al locale circolo Pd, che ricoprono incarichi in enti o organismi pubblici, la cui nomina a sua tempo, ha tenuto conto della partecipazione del Pd alla maggioranza di governo», sottolinea, «come l’avvocato Tina Di Girolamo quale membro del Cda del Consorzio comprensoriale del chietino per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e l’avvocato Marco Salvatore quale presidente del Cda Cosvega srl». Solidali con il sindaco, gli assessori con tessera Pd (Vincenzo Di Lorenzo, Andrea Di Peco, Francesca Buttari, Rocco Alibertini).
«Noi assessori, a dimostrazione della nostra coerenza e del nostro non attaccamento alle poltrone, abbiamo già rimesso le nostre cariche nelle mani del sindaco Luciani», annuncia a nome di tutti, il vice sindaco Di Lorenzo; «e poiché non riconosciamo alcuna autorevolezza a chi pretende di esprimere la volontà di un partito, non sulla base di argomentazioni politiche ma solo ed esclusivamente valorizzando questioni personalistiche, rimettiamo la nostra tessera nella disponibilità dell’assemblea degli iscritti sperando che, prima o poi, venga democraticamente convocata, come più volte ma inutilmente richiesto».
«Farò a meno di questo Pd, dunque», conclude Luciani, «unitamente alle altre forze di maggioranza, si procederà a una verifica serena della giunta stessa».
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