Luciani: mi dimetto se il Pd non mi dà la tessera del partito

23 Luglio 2014

Francavilla, il sindaco scrive a D’Alfonso e Paolucci: «Pronto a far commissariare il Comune, subito la risposta»

FRANCAVILLA. Il sindaco Antonio Luciani lancia un ultimatum al Pd regionale, minacciando le dimissioni e il conseguente ritorno a casa dell’amministrazione di centro sinistra, se non gli verrà concessa la tessera del partito che gli è stata negata dal segretario cittadino, Edoardo Viani. In una lettera aperta inviata al segretario regionale Pd Silvio Paolucci, al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, al sottosegretario Giovanni Legnini, al sottosegretario alla presidenza della Regione Camillo D’Alessandro e al segretario provinciale Chiara Zappalorto, Luciani sollecita ufficialmente «una precisa presa di posizione dei vertici regionali del Pd affinché venga tesserato, nell’attuale campagna 2014, con il Pd». La decisione del sindaco di mettere alle strette i vertici del partito, rispetto a una vicenda che vede contrapposte le due anime del Pd di Francavilla: quella che fa capo a Viani e che non ha mai digerito l’allontanamento dalla giunta del vice sindaco Antonio De Marco e dell’assessore Pina Rosato; e l’altra vicina a Luciani e agli assessori subentrati, Vincenzo Di Lorenzo, Andrea Di Peco e Francesca Buttari, tesserati Pd, e che di fatto sta minando da tempo la stabilità della maggioranza, «si è resa necessaria poiché il segretario cittadino del Pd, da una parte rifiuta immotivatamente il rilascio a mio nome della tessera e dall’altra mi impedisce ostinatamente di partecipare a riunioni all’interno della sezione di Francavilla, per spiegare le attività della giunta e l’attività stessa della macchina amministrativa», accusa Luciani, ricordando che la stessa situazione «si è verificata con il tesseramento 2013, e in quell’occasione nessuna risposta è stata data alla formale istanza di tesseramento consegnata nelle mani dell’allora segretario provinciale: un atteggiamento che attiene, a mio modesto parere, alle sfere personali e non politiche e, comunque, non sono minimamente riferibili ai presupposti di accesso previsti dallo statuto del partito». Nel precisare che sin dall’inizio del mandato, la propria condotta «è stata ispirata dalla completa condivisione con i principi del Pd», Luciani sferra un attacco al veleno contro il locale circolo del partito, affermando che al suo interno «operano soggetti con cariche dirigenziali o con compiti di mera propaganda politica, malgrado gli stessi risultino condannati per gravi reati contro la pubblica amministrazione. La mia richiesta», aggiunge il sindaco, «non ha lo scopo di risolvere la mia questione personale né attiene alla tenuta della mia amministrazione ma vuole porre dei precisi interrogativi politici sul Pd che verrà, vista anche la imminente convocazione del Congresso regionale», sottolinea Luciani. «È chiaro che se tale vicenda non sarà risolta a breve, non mi resterà che rassegnare le dimissioni: sono stato eletto in una coalizione nella quale era presente anche il Pd, e in questi tre anni di mandato, ho dimostrato coerenza verso la linea politica dello stesso Pd, ma non ho alcuna intenzione di ripetere gli errori di chi mi ha preceduto», aggiunge facendo riferimento alla passata amministrazione Di Quinzio, «con continui rimpasti di giunta e cambi all’interno della maggioranza. Me lo impone il senso di responsabilità soprattutto nei confronti degli elettori, ai quali chiederò di tornare alla urne nel prossimo mese di maggio nel caso in cui il Pd decida di non starmi accanto, sostenendo l’azione amministrativa».

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