Ludopatia, stop del Tar La Regione ci riprova

23 Ottobre 2017

I giudici amministrativi: «Manca il parere dell’Osservatorio». Fondi bloccati La sentenza dopo un ricorso del Codacons. Paolucci: riproporremo il piano

PESCARA. «Ripresenteremo il piano per la lotta alla ludopatia. L’Abruzzo deve aiutare il malati da gioco d’azzardo, la sentenza del Tar non ci fermerà». Parola di Silvio Paolucci, assessore regionale alla Sanità. Il 19 ottobre scorso il Tar Lazio ha annullato i provvedimenti con cui il ministero della Salute ha approvato i piani di contrasto alle ludopatie delle Province autonome di Trento e di Bolzano, e della Regione Toscana e Campania. Ma la pronuncia va oltre: blocca per intero i fondi, coinvolgendo così anche Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Umbria, Puglia, Sicilia, Lazio, Liguria e Lombardia. Parliamo dei piani di contrasto al gioco d’azzardo patologico, che permettono alle Regioni di accedere al Fondo, istituito dal ministero della Salute, dotato di 50 milioni l’anno.
DICONO I GIUDICI. Secondo il Tar Lazio non sarebbe stato rispettato l’iter previsto per l’approvazione dei piani perché non è stato coinvolto l’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo. «Al conseguente annullamento di tutti gli atti gravati, segue dunque che il procedimento dovrà ripartire dalla fase consultiva illegittimamente pretermessa», scrivono i giudici. A presentare il ricordo è stata il Codacons, come associazione dei consumatori ed esponente dell’Osservatorio.
DOV’È L’ERRORE. Il Tar nelle motivazioni spiega che il 6 ottobre 2016, il ministero della Salute ha adottato un decreto per la ripartizione del Fondo «prevedendo che, entro 90 giorni dalla data di emanazione, le Regioni avrebbero presentato agli uffici ministeriali uno specifico Piano di Attività per il contrasto al gioco d’azzardo, che includa sia interventi di prevenzione che di cura e riabilitazione». Nella fase successiva, il ministero avrebbe valutato i Piani «sentito l’Osservatorio» e, dopo l’approvazione, avrebbe disposto l’erogazione alle Regioni delle varie quote del Fondo. Per il Codacons però l’Osservatorio non ha mai visionato i Piani, ma solo «un resoconto sintetico». Secondo l’associazione dei consumatori da quel documento, costituito solo da tre pagine, non era possibile ricostruire le linee di azione di ciascun Piano e, in alcuni casi, perfino il loro contenuto.
PARLA RIENZI. «E’ una sentenza», commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «che fa giustizia di un sistema inammissibile di clientela che è avallato soprattutto dal ministero della Salute. Adesso sono stati bloccati 50 milioni di euro che si accingeva il ministero della Salute a trasferire alle Regioni per presunti progetti per la prevenzione della ludopatia», continua Rienzi, «ma alcune regioni (non è il caso dell’Abruzzo, ndr) avevano già stabilito associazioni private di loro gradimento per dare questi soldi senza nessuna gara e nessuna predeterminazione dei criteri oggettivi. L’illegittimità della mancata acquisizione del parere dell’Osservatorio per la prevenzione della ludopatia ha portato le Regioni a delibere abnormi». Rienzi va oltre e annuncia: «Saremo costretti ad esporre al procuratore generale della Corte dei Conti l’illegalità di questo procedimento che ha portato al blocco dei fondi alle Regioni e che produce un danno enorme all’erario. Ci eravamo anche appellati al sottosegretario Baretta per il rispetto della legge ma senza nessun risultato».
PERCHE’ SERVE. I dati confermano la grande espansione del gioco d’azzardo in Italia, con il primato per il fatturato della Lombardia (1.284 milioni di euro), seguita nell’ordine dal Lazio (797), dalla Campania (688), dall’Emilia-Romagna (573), dal Veneto (503), dal Piemonte (484), dalla Sicilia (468), dalla Puglia (438), dalla Toscana (433), dall’Abruzzo (203). Ma per quanto riguarda la spesa pro capite al primo posto si colloca proprio l’Abruzzo con 155,28 euro l’anno, seguito da Lazio (144,83), Lombardia (132,31), Emilia-Romagna (131,96), Molise (127,52), Liguria (122,23), Marche (121,97), Campania (119,30), Umbria (118,74), Valle D’Aosta (118,29), Toscana (117,91).
FUNZIONA COSÌ. In Abruzzo, entro il 31 dicembre, doveva essere avviata l’indagine (da affidare al Cnr di Pisa) sulla popolazione abruzzese per monitorare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Così aveva deciso la giunta regionale, su proposta dell’assessore Paolucci, dopo aver approvato, il 21 luglio scorso, il piano regionale 2017-2018, prevedendo un investimento nel biennio di oltre 2 milioni e 200mila euro (di cui 1,1 dal Fondo del ministero). Soldi destinati a finanziare la costituzione di un Osservatorio, perché solo attraverso una rilevazione corretta del fenomeno si possono decidere le azioni corrette da intraprendere, e il coinvolgimento di medici, operatori del terzo settore, docenti e studenti delle scuole di ogni ordine e grado, famiglie, titolari di pubblici esercizi, associazioni professionali e di categoria.
MA SI RIPARTE. Il pilastro di tutta la strategia è il sistema dei Serd (servizi pubblici per le dipendenze) di ciascuna Asl: ad essi, secondo il piano, spetta, oltre alla presa in cura dei soggetti a rischio, anche la predisposizione di un meccanismo di allerta gestito in sinergia con i medici di famiglia e i pediatri. «E’ evidente», disse a luglio Paolucci, «che si tratta di un fenomeno che non coinvolge solo il singolo, ma grava anche sulla comunità familiare e sociale in cui la persona si muove, determinando un disagio diffuso». Il piano contro le ludopatie deve andare avanti. «Quando l’annullamento da parte del Tar ci verrà notificato lo ripresenteremo», promette l’assessore alla Sanità.