Lui disoccupato, lei malata: la burocrazia li tiene lontani

Il calvario di un pilota pescarese e della moglie russa: «Qui le hanno chiesto 500 euro al giorno per curarsi perché non era in regola ed è dovuta andare via. Aiutatemi a farla tornare»
PESCARA. La questura nega la carta di soggiorno alla sua giovane compagna sposata in Russia, perché lui ha perso il lavoro due anni fa e non ha il reddito per prendersi carico della moglie. Lui è Alessandro Di Rocco, pescarese di 32 anni, pilota di elicotteri da turismo, disoccupato dal 2014 dopo aver lavorato per una compagnia sulmonese che ha chiuso i battenti. È suo un appello rivolto agli uffici della polizia di Stato di Pescara, per chiedere di «velocizzare il rilascio di un documento» che gli consentirebbe di vivere insieme alla sua sposa, e soprattutto di assicurarle assistenza sanitaria. Il pilota, nel dicebre 2015, è conovolato a nozze con Kseniia Svininykm, 23 anni, di Krasnodar, conosciuta quasi tre anni fa durante una vacanza a Capri.
«Il matrimonio» racconta Di Rocco – che da quasi cinque mesi porta avanti la sua battaglia per i riconoscimenti dei diritti di quella che oggi è la sua compagna di vita in attesa, fra tre anni, della cittadinanza italiana – «è stato celebrato nell'Ambasciata italiana a Mosca e successivamente dal Comune di Pescara, al ritorno dalla Russia, entro i primi mesi di soggiorno in città. Mia moglie ora risulta clandestina, perché ha il visto turistico scaduto ai primi di aprile e la questura è disposta a rilasciarmi il permesso di soggiorno (a pagamento) ma non la carta di soggiorno, gratuita, da marzo richiesta più volte, che le consentirebbe di ottenere una serie di benefici sociali e sanitari. Nelle settimane scorse, ha avuto gravi problemi di salute ed è stata costretta a un ricovero d'urgenza all'ospedale di Pescara. Quando le è stato detto che senza la carta di soggiorno, i costi giornalieri per le cure ammontavano a circa 400-500 euro, ha firmato le dimissioni alle quattro di notte e alcuni giorni dopo, rischiando la vita, è partita per farsi curare in Russia dove ora si trova. Da tre settimane io non vedo mia moglie e per legge, senza visto, devono passare tre mesi prima che possa rimettere piede in Italia».
Dopo il primo diniego della questura, circa 4 mesi fa, Di Rocco decide di interpellare la Comunità europea. «Circa una settimana dopo mi hanno ricontattato per spiegarmi che mia moglie ha diritto di prendere la carta di soggiorno senza dover presentare alcun reddito. Bastano i documenti. Forte di queste ragioni, sono tornato in questura per avere informazioni ma non sono riuscito a ottenere i chiarimenti richiesti».
Queste valutazioni, Di Rocco le riporta in una lettera inviata al prefetto il 20 aprile scorso nella quale si legge, ancora, che «dal 2014 sono disoccupato e non percepisco reddito. La questura di Pescara ha motivato il rifiuto della carta di soggiorno sulla base dell'articolo 29 del decreto legislativo 286 del 1998, secondo cui non è possibile rilasciarla senza la presentazione di un reddito minimo di almeno 8mila euro e un contratto di affitto o di proprietà di un appartamento. E che, senza tali requisiti, il richiedente costituirebbe un onere nel sistema di assistenza sociale dello Stato. Ma questo articolo del decreto riguarda i comportamenti che gli stranieri in Italia sono tenuti ad adottare per richiedere e ottenere il ricongiungimento con i familiari che vivono all'estero. Io invece sono italiano e ho sposato una straniera, che fra tre anni, secondo la legge, potrà ottenere la cittadinanza italiana a tutti gli effetti se risiederà in maniera continuativa sul territorio. La carta di soggiorno, peraltro gratuita e rinnovabile ogni cinque anni, è lo strumento propedeutico per ottenere la cittadinanza».
Il pilota dice di sentirsi «demoralizzato, perché vedo un muro davanti al mio diritto di vivere senza problemi con la donna che amo. La mia vita coniugale è diventata difficile per l'incompetenza di un solo ufficio pubblico, perché ho contatatto altre questure in Italia e mi hanno risposto che per avere la carta non è necessario denunciare un reddito. Non ho modo di farmi assistere da un legale perché non posso permettermi di pagarlo e, da mesi, sto scandagliando la rete alla ricerca di tutte le informazioni possibili che mi consentano di risolvere questa situazione e di far tornare mia moglie a Pescara».
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