Lunedì nero al pronto soccorso: l’odissea dei pazienti in fila per ore

8 Ottobre 2019

Sanitari alle prese con cinque emergenze in contemporanea, restano in attesa più di 40 persone «Lasciati in condizioni indecenti», protestano. La direzione sanitaria: situazione eccezionale 

PESCARA. Cinque emergenze in contemporanea, cinque pazienti in codice rosso da trattare simultaneamente. E tutti gli altri in attesa, per ore. È stata una mattinata all’insegna del tutto esaurito, quella di ieri, al pronto soccorso di Pescara. E la presenza di tutte quelle barelle nel corridoio è sembrata una assurdità a chi era in coda, ad attendere il proprio turno. «Una situazione allucinante», ha sbottato il parente di una paziente che aspettava da ore di essere visitata. Poco dopo le 11, in attesa c’erano 8 persone in codice giallo, 26 in codice verde e 5 in codice bianco.
«Ci sono decine di persone in corridoio, è pieno di barelle in una zona che dovrebbe essere di passaggio: tutte allineate a spina di pesce, e gli unici spazi liberi sono quelli davanti alle porte. È pieno di gente che attende in condizioni indecenti. E ci sono anche molti anziani», ha aggiunto, piuttosto turbato dalla scena a cui ha dovuto assistere. Oltre ai tanti in attesa, c’era anche un uomo che ha dato in escandescenze ed è stato bloccato dalla polizia municipale, dal personale del posto di polizia dell’ospedale e dalle guardie giurate in servizio allo Spirito Santo.
Dalla direzione sanitaria è arrivata una spiegazione che è tutta tecnica ed è legata alla presenza di cinque emergenze nella stessa fascia ora. «I codici rossi impegnano per ore il personale, richiedono prestazioni e cure eccezionali» rispetto agli altri codici di ingresso. E cinque codici rossi tutti insieme «rappresentano un picco: per trattare loro si allungano i tempi di attesa per tutti gli altri. Chi può, dovrebbe rivolgersi ad altri ospedali come Popoli, Penne o Chieti», in condizioni simili a quella di ieri.
Qualcosa potrebbe cambiare quando sarà operativo il nuovo pronto soccorso, in fase di completamento. «Sarà organizzato per percorsi», proseguono dalla direzione sanitaria, «cioè ci sarà una suddivisione in base al codice per cui il personale potrà lavorare in condizioni migliori. E poi ci saranno dei consulenti (il radiologo e il cardiologo) e il pronto soccorso pediatrico avrà un percorso dedicato», per separare i bambini dagli adulti. In questo modo si punta a «ridurre il sovraffollamento, quanto meno a livello di spazi».
È ormai abituato a gestire situazioni del genere, con afflussi record, il direttore dell’Unità operativa complessa Medicina e Chirurgia d’urgenza, Alberto Albani. Ieri mattina c’era anche lui, in ospedale. E ha commentato che «qui al pronto soccorso gestiamo normalmente situazioni del genere». Anzi, ci sono momenti in cui il quadro generale è ben più complesso, basti pensare alla giornata di domenica, quando ci sono stati degli incidenti stradali, con feriti politraumatizzati da trattare e una persona in coma diabetico. Tutte situazioni complesse da gestire in tempi rapidi, considerata la gravità dei casi».
Senza voler scaricare su nessuno le responsabilità Albani fa presente, come ha fatto già più volte in passato, che dovrebbero funzionare meglio «le strutture del territorio», a partire dai medici di base, che hanno degli orari di lavoro «ridotti». E poi chiama in causa anche i distretti sanitari di base e le guardie mediche, che pure avrebbero un ruolo importante nella gestione di tutto quel flusso di persone che, invece, si rivolge sempre e comunque al pronto soccorso scartando le altre possibilità. «Ma non è un problema solo nostro: situazioni del genere riguardano tutta la sanità italiana», prosegue Albani.
Guardando in prospettiva all’attivazione dei nuovi locali, il primario immagina come andranno le cose. «È possibile che si ridurranno un po’ i tempi di attesa», ma non eccessivamente, lascia intendere. «Sicuramente aumenterà il comfort perché gli ambienti saranno indubbiamente migliori, ci sarà una organizzazione diversa della struttura». Ma bisogna pazientare ancora qualche mese, per la fine dei lavori e per il collaudo. Poi l’inaugurazione.
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