Lungomare, nord o sud? Derby tra separati in casa

Per Vincenzo Olivieri, di Porta Nuova, sono come Rimini e Capri Per Marco Papa, ex balneatore del centro, non c’è niente che li lega
PESCARA. Porta Nuova o “Centrale”? Di qua o di là? L’eterna diatriba dei pescaresi che anche nella stessa città riescono a essere campanilisti, d’estate diventa ancora più marcata perché il mare, lo stabilimento, come la squadra di calcio è una fede. E se quest’anno a mischiare le carte ci si è messo l’incubo dell’acqua inquinata (a “centrale” più che a Porta Nuova), il lungomare pescarese, nonostante il Ponte del mare, resta idealmente diviso: nord e sud, o di qua o di là.
Ma che differenza c’è?
Vincenzo Olivieri, cabarettista e comico pescarese la spiega così: «La riviera nord è Rimini, la riviera sud è Capri. Oggi naturalmente, perché quando ero ragazzino io, che sono cresciuto a Porta Nuova, a sud non c’erano neanche gli stabilimenti, ma le dune, tutto era più selvaggio, stile Vasto. Con la nuova riqualificazione ha guadagnato in vitalità anche la riviera sud, con la passeggiata alla brasiliana tipo Rio de Janeiro che la rende caratteristica, anche se resta più tranquilla. Diciamo che di questo passo, rispetto al centro con più confusione e divertimento, potrebbe diventare una riviera di elite. Dove vado io? Al mare non ci vado, ho una personale avversione alle temperature troppo calde. Adesso se vado, vado a Montesilvano, dove abito».
Si è drasticamente convertito da “nordista” a “sudista” l’amico ed ex compagno di lavoro Marco Papa che prima della radio, degli spettacoli e dei doppiaggi-parodia dei film in abruzzese è stato un balneatore della Riviera nord con lo Stelvio beach del padre Stelvio, all’altezza di via Galilei, a sua volta figlio di balneatori con i fratelli Papa che presero la concessione della Sirenetta nel lontano 1920. Chi più di lui può tifare per il nord? «Ho lavorato allo stabilimento fino al 2008, allo Stelvio beach che poi diventò Sole Luna, e idealmente il lungomare sud è sempre stata “l’altra parte” per me, non ci andavo mai se non a trovare qualche amico. Adesso le cose sono cambiate ma il lungomare nord e quello sud continuano a sembrare marito e moglie separati in casa, non c’è niente che li lega. Anche il tipo di frequentatori è diverso tra le due zone pur restando una città con gente fatta della stessa pasta. Forse la differenza vera è tra le due marine, la nord e la sud, una rivalità storica. Adesso si può dire che il mare è più pulito a sud, c’è più vita a nord ma ci si sposta tranquillamente da una parte all’altra. Io? Io preferisco il sud al nord, perché è molto più selvaggio. Anche d’inverno, vado a passeggiare sempre dalla parte sud, dal porto turistico al porto di Francavilla è una cosa fenomenale, non c’è gente, poco traffico. Ma al mare no, non vado nè a nord nè a sud, da quando ho venduto Sole Luna mi sono fatto il motoscafo, un’idea che non mi era mai balenata ma quando di colpo mi sono ritrovato sotto un ombrellone ci ho resistito un anno. Poi mi sono comprato un motoscafo e ho scoperto la pesca».
Sono parte in causa Anita Matromattei, figlia dell’intramontabile Eriberto, e Riccardo Padovano che per trent’anni con il padre Guglielmo, la madre e i fratelli, ha portato avanti il Lido delle Sirene poi venduto a De Cecco che ne ha fatto Les Paillotes, piazza Le Laudi, zona Pineta, riviera sud.
La prima, Anita, va subito al sodo: «È chiaro che il centro, la zona nord vive di più, prima di tutto per lo sbocco della stazione. Come diceva sempre papà, gli stabilimenti vanno presi dove c’è lo sbocco della via, perché la gente deve andare dritta al mare. È pure vero che per il lungomare sud non è stato fatto nulla, mentre ha lo sbocco importantissimo dell’asse attrrezzato che potrebbe essere decisivo. Ma poi quando esci dall’asse attrezzato e ti ritrovi sul lungomare dove il mare neanche si vede, con l’ex Cofa davanti, è una tristezza. È questa la vera penalizzazione della riviera sud. E poi a nord hanno sempre avuto lo stimolo di mio padre, il primo a fare i bungalow sulla spiaggia con parquet e aria condizionata e con il sogno che lo facessero tutte le concessioni, a confine tra uno stabilimento e un altro, per far volare finalmente il turismo. Aveva iniziato a farlo a suo modo, in maniera abusiva, è vero, ma la sua era una visione come al solito in anticipo. Per me comunque da ragazza la Riviera finiva ancora prima della Madonnina, a Trieste, con le pizzette. La zona sud era proprio un’altra città. Poi con le Paillotes ha riacquisito un po’ di importanza, di visibilità, ma al massimo a sud ci andavo la ballare, al Corallo. Poi stop».
Tira fuori tutto l’orgoglio della “sud” Padovano: «La riviera di Pescara sud è stata sempre frequentata da famiglie della zona di San Silvestro, di via Tirino, di Sambuceto, e di Porta Nuova. Tutta la Porta Nuova bene veniva in piazza Le Laudi, tutte le famiglie storiche di Porta Nuova venivano al mare o da noi al Lido delle Sirene o alla Playa di Sandro Lemme, con cui c’è stata sempre rivalità. Ma lì in piazza organizzavamo il ballo della pupa, i tornei di basket quando l’Amatori si allenava dietro alla chiesa della Pineta, c’era un movimento incredibile. Da me venva il sindaco di Pescasra Piscione, la famiglia De Cecco che prendeva 12 ombrelloni a stagione, le famiglie di corso Manthonè, i Conti, i La Morgia, i Cetrullo, i Rotundi, i Marzovilla, Milia, la famiglia Mezzanotte, don Angelo Forese, politici come D’Andreamatteo, Peppino Candeloro. A Porta Nuova ci veniva la gente seria. Poi però», puntualizza Padovano, «quando si doveva fare qualche intervento pubblico, l’80 per cento si spendeva per la riviera nord e il 20 per la sud. Solo negli ultimi 15 anni è iniziata la promozione del lungomare sud. Adesso è molto più bella, si è sbagliato a bloccare la duna, sbagliatissimo, come pure è sbagliato far pagare i parcheggi. Ma in ogni caso c’è poco da fare, la ruggine tra Pescara centro e Pescara Porta nuova resterà sempre, e il centro resterà sempre il nostro rivale. E anche se adesso ho lo stabilimento a Montesilvano, sono sempre quello che da ragazzino a nord arrivavo fino a via Buozzi (sotto alla Madonnina ndr), a casa di mia nonna, ma poi tornavo indietro».
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