Lupi: sul palco con Meloni per altri 5 anni di Marsilio

Il leader di Noi Moderati il 5 marzo a Pescara insieme agli alleati della coalizione «La nostra unità non è in discussione. Gli abruzzesi possono darci continuità»
PESCARA. «Sul palco con gli altri leader perché il centrodestra continuerà a governare». Nelle parole di Maurizio Lupi le elezioni in Abruzzo si incrociano con i progetti nazionali della coalizione. Il presidente di Noi Moderati lancia lo sprint finale di Marco Marsilio con una intervista al Centro in cui parte dal caso Sardegna per arrivare all’evento politico del 5 marzo in piazza Salotto a Pescara con la premier Giorgia Meloni ed i leader dei partiti alleati accanto al governatore uscente e ricandidato di FdI.
Onorevole Lupi, entriamo nell’ultimo miglio della campagna elettorale. Secondo lei perché in Abruzzo, per il centrodestra, non può ripetersi un caso Sardegna?
Innanzitutto perché Marsilio presidente uscente ha ben governato, ha riportato al centro delle politiche nazionali l’Abruzzo non con le parole, ma con la concretezza dei fatti. Pensi solo allo stanziamento di 720 milioni deciso due giorni fa dal Cipess per la Pescara-Roma. Se ne parlava da tempo ed oggi finalmente può iniziare ad essere una realtà.
E l’opposizione cosa fa di fronte ad un atto che avvia la realizzazione di un’opera strategica? Si complimenta e offre il proprio sostegno? No, qualcuno ci accusa addirittura di averlo fatto strumentalmente per la campagna elettorale.
Solo un ignorante, cioè uno che non conosce le procedure della pubblica amministrazione può dirlo, perché questo stanziamento è frutto del dialogo e di un lungo lavoro, se lo faccia dire da chi ha fatto il ministro delle Infrastrutture. Per non parlare poi delle politiche che più mi stanno a cuore, quelle sociali e della scuola e formazione professionale.
Penso per esempio alle risorse per il sostegno concreto alle persone affette da autismo o al sostegno degli Its in particolare quelli turistici. E potrei continuare, ma quello che mi preme dire è che per la politica seria, quella con la P maiuscola, quella che Noi Moderati vogliamo rappresentare anche qui in Abruzzo, si pone solo una domanda: hai voltato la faccia di fronte ai problemi o li hai affrontati? È su questo che gli elettori alla fine dei 5 anni ti giudicano.
Quanto è pesato in Sardegna il voto disgiunto e quanto peserà in Abruzzo il fatto che non sia previsto?
Io credo poco al voto disgiunto, mi interessa il giudizio degli elettori che parlano attraverso il loro voto. Il giudizio è stato sul candidato presidente e sul governo dei cinque anni. Si vota innanzitutto per il presidente della tua regione. In Sardegna gli elettori hanno bocciato, anche se di poco, il governo precedente ed il candidato presidente ha perso per 15 punti nella sua città, Cagliari.
Comunque c’è stato un segnale politico chiaro: pur perdendo la presidenza, il Centrodestra ha preso quasi il 50% e Noi moderati il 5,4%, confermando un giudizio positivo sulla nostra proposta politica. Mi permetta anche di dire che ammettere gli errori e riconoscere una sconfitta è segno di rispetto, sensibilità e intelligenza politica. In Abruzzo sono convinto che prevarrà il giudizio positivo sul governo Marsilio e sulla serietà della nostra proposta politica.
Secondo lei il fattore-astensionismo penalizzerà più D’Amico o Marsilio? Mi spiego meglio: un minor astensionismo può favorire il centrosinistra e determinare un caso Sardegna bis?
L’astensionismo penalizza tutti e ci interroga: è il segno della distanza che una cattiva politica ha generato tra le istituzioni e le persone. È un fallimento collettivo sentir dire “non vado a votare tanto è la stessa cosa, non cambierà nulla, sono tutti uguali”. Dobbiamo recuperare la fiducia dei cittadini dando testimonianza di serietà.
In queste settimane sono stato spesso con i nostri candidati in tutte le province, donne e uomini rappresentanti della società civile, giovani amministratori o sindaci di piccoli comuni e ho visto tanto entusiasmo, tanta gente: è un segnale che mi fa ben sperare per la partecipazione al voto. Guardi, Noi Moderati punta sulla serietà: non facciamo annunci roboanti, non usiamo toni incendiari, non promettiamo la luna: guadagneremmo qualche punticino, ma perderemmo la nostra identità e la nostra credibilità.
Il 5 marzo lei sarà a Pescara con Meloni e gli altri leader: insieme sullo stesso palco è un messaggio che va oltre l’Abruzzo. Secondo lei sta anche a significare che il voto del 10 marzo non metterà a rischio il futuro del governo di centrodestra?
L’unità del Centrodestra e di questo governo non sono in discussione. Governeremo per tutti i cinque anni e rilanceremo l’Italia. I numeri sono incoraggianti: lo spread è al livello più basso degli ultimi 5 anni, la fiducia dei mercati cresce, i cittadini hanno aderito con entusiasmo all’acquisto dei Btp. C’è grande fiducia, ma questo significa anche grande responsabilità.
Un’ultima domanda: quale vantaggio potrà avere l’Abruzzo rieleggendo Marsilio e quale prezzo potrebbe pagare scegliendo, al contrario, D’Amico?
Gli abruzzesi hanno un’occasione imperdibile: dare continuità all’azione di governo riconfermando Marsilio ed il centrodestra. Molto è stato fatto, molto c’è ancora da fare, a partire dalla riduzione delle liste d’attesa nella Sanità e porre fine a quella vergognosa migrazione per andare in altre regioni a farsi curare.
La giunta Marsilio ha accelerato la spesa della vecchia programmazione dei fondi strutturali raggiungendo obiettivi impensabili al suo insediamento. La dimostrazione di questo è che sulla nuova programmazione la Regione è stata premiata con un miliardo e 80 milioni di fondi europei (Fse e Fesr) e un miliardo e 200 milioni sul fondo di coesione, più del doppio della programmazione precedente. Ed è quindi fondamentale per l'Abruzzo che si dia continuità a questa programmazione e a questo metodo.
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