Ma c’è anche chi non ce la fa e resta chiuso

Tante saracinesche abbassate per l’assenza di spazi esterni da sfruttare. La solidarietà dei colleghi
PESCARA. E c’è chi, tra i titolari di bar e ristoranti, che non ce l’hanno fatta a riaprire i locali, ieri.
Perché non hanno spazi all’aperto da sfruttare. Perché i lunghi mesi di crisi li hanno messi in ginocchio. Perché non si sono mai ripresi dal salasso della merce (fresca, nel caso della ristorazione) pagata in anticipo per riaprire, ma andata a male o gettata nell’immondizia a causa delle tante chiusure a sorpresa imposte dai decreti governativi.
Agli imprenditori che restano con le serrande abbassate va la solidarietà dei colleghi che, invece, ce l’hanno fatta. E che oggi scongiurano nuove chiusure «altrimenti sarà la fine per tutti».
Pescara conferma la sua fama di città veloce. Veloce anche nella “morte” delle attività imprenditoriali, ma anche della loro rinascita. Non c’è angolo della città che non respiri ogni giorno aria di cambiamento con nuovi negozi che spuntano copiosi, contro altri, anche storici, che muoiono lentamente ma inesorabilmente. Chi cammina lungo le strade cittadine, quella trasformazione la nota ed è frastornato. Laddove un tempo c’era un negozio di abbigliamento, oggi c’è qualcuno che sciacqua le vetrine di un nuovo lunch bar. Laddove un tempo c’erano un negozio di scarpe alla moda, oggi è sfitto e i vetri sono orribilmente opachi, testimonianza di un tempo antico, ma glorioso, che non tornerà mai più. Laddove un tempo c’era una oreficeria alla moda o si vendevano capi di abbigliamento costosi, oggi c’è una nuova idea imprenditoriale da maturare. (c.co.)

