Ma c’è chi fugge dal centro: affitti impossibili

Un gruppo di ragazzi ha aperto in via d’Avalos un ortofrutta con gastronomia: nessuno credeva in noi
PESCARA. Raccontano che l’azienda con la quale lavoravano aveva investito mezzo milione di euro sul progetto dell’Ortolaio, in via Regina Margherita, a due passi da piazza Salotto. Ma in parte a causa della burocrazia e in parte per gli affitti troppo alti e per le tante garanzie richieste dai proprietari degli immobili, il progetto non è riuscito a decollare. L’alternativa per Giuseppe Ferrante, Stefania Zuppa e Lorenzo Taddeo, tre dei sei gestori dell’attività, era chiudere la saracinesca e buttare al vento le professionalità acquisite in due anni di duro lavoro. Eppure, nonostante le difficoltà, loro hanno scelto un’altra strada: quella di scommettere su se stessi e provare a riaprire in un altro angolo della città, a Porta Nuova, precisamente in via d’Avalos. È nato così “Nettare” il primo ortofrutta con gastronomia e laboratorio di cucina in Abruzzo che ha aperto i battenti nel settembre scorso. Al terzetto iniziale si è unito un altro giovane, Emanuele Ferrante. «Ci sono pochissimi esempi di questo tipo in Italia», racconta Giuseppe Ferrante, «a Bologna, Roma e Milano. Poi c’è Pescara. Per noi non è stato semplice, ma ci abbiamo studiato e abbiamo deciso di abbinare nello stesso locale due attività completamente diverse, ma che agiscono in sinergia visto che la maggior parte della merce che si usa in cucina ce l’abbiamo dentro casa. Devo dire che l’attività sta andando bene, ha avuto un impatto positivo sui residenti, meglio delle nostre previsioni». La scelta di spostarsi dal centro alla zona stadio si è rivelata vincente, nonostante il cambio radicale di clientela. «Non abbiamo trovato nessuno disposto a investire sul nostro progetto in termini di affitto», si rammarica Ferrante, «in centro i locali rimangono sfitti perché costa tantissimo aprire e mantenere un’attività di 100-150 metri quadri, eppure nessun proprietario è disposto a sedersi intorno a un tavolo e scendere a compromessi sul prezzo. Ci siamo trovati con le spalle al muro e abbiamo deciso di andarcene altrove».
«A Porta Nuova invece la gente è totalmente diversa», prosegue Ferrante, «è abituata a cucinare a casa e apprezza più la vendita dell’ortofrutta al dettaglio rispetto ai piatti d’asporto. Per ora ci limitiamo al take away e alla gastronomia d’asporto, con piatti per vegetariani e vegani e menù settimanali che prevedono pesce e piatti abruzzesi rivisitati. In primavera metteremo anche i tavolini nella veranda esterna e speriamo di attrarre così anche il popolo universitario». (y.g.)

