Ma Coldiretti fa quadrato attorno a Imprudente

PESCARA. «Quanto deciso dalla Regione in merito all’abbattimento dei cervi non può essere condotto sull’arena di chi è a tutela dell’ambiente e chi no. Non è questo il terreno su cui, tutti...
PESCARA. «Quanto deciso dalla Regione in merito all’abbattimento dei cervi non può essere condotto sull’arena di chi è a tutela dell’ambiente e chi no. Non è questo il terreno su cui, tutti (ambientalisti compresi) devono soffermarsi. Quello su cui dobbiamo riflettere è la straordinarietà ed eccezionalità del numero di animali selvatici che “imperversano”, non vivono, nella nostra regione».
Così Coldiretti Abruzzo scende al fianco di Emanuele Imprudente, vice presidente della Regione e assessore alla caccia, e dice sì all’abbattimento selettivo di 469 cervi che dovrebbe partire già dal prossimo 14 ottobre.
«Siamo dinanzi ad un numero straordinariamente eccezionale di cervi, di cinghiali e di altre tipologie di animali selvatici che ci impongono di riflettere e agire sul piano altrettanto straordinario. Nessuno vuole estinguere alcuna delle tipologie di animali selvatici. Quello che diventa imperativo è riportare il giusto equilibrio tra l’uomo, l’agricoltore/allevatore e le presenze degli animali selvatici», afferma Roberto Rampazzo, direttore Coldiretti Abruzzo che si era già espresso alcuni giorni fa sull’argomento ribadendo le difficoltà vissute dagli agricoltori vittime dei cervi che in Abruzzo, secondo la relazione della società di colsulenza DreAm, incaricata dalla Regione, sfiorano la quota di 7mila esemplari.
«Per questa ragione», ribadisce Rampazzo, «vediamo favorevolmente quanto proposto dalla Regione, restiamo in attesa che si concretizzi anche il piano straordinario di abbattimento dei tanti (troppi) cinghiali e auspichiamo che nessuno voglia riportare il tema su terreni ideologici sterili e poco dotati di concretezza e di percezione della realtà». Coldiretti quindi replica al Wwf e alla politica, anche di centrodestra, che si è schierata contro Imprudente: «Ci sorprende che qualcuno si avventuri in un protezionismo ambientale astruso dall’esistenza dell’agricoltura che, oltre ad essere simbolo della nostra regione, è esempio virtuoso ma fragile di una economia che rischia veramente di scomparire con danni economici e sociali altissimi. Il tema non è di parte, tanto meno di parte politica», aggiunge Rampazzo.
«Inoltre ricordiamo che il controllo faunistico di questa specie è già previsto da molti anni in molte Regioni italiane e che, come per i cinghiali, la situazione potrebbe addirittura peggiorare. È necessario risolvere il problema di tutta la fauna selvatica a partire dalla specie più temuta, i cinghiali, su cui siamo in attesa e fiduciosi che gli impegni vengano rispettati», conclude il direttore di Coldiretti Abruzzo. (c.s.)

