Ma dilaga la protesta dei trattori

Da Atessa all’Altopiano delle Cinquemiglia, i cortei arriveranno anche all’Aquila
ATESSA. Ma la protesta dei trattori dilaga anche in Abruzzo e approderà all’Aquila davanti all’Emiciclo in occasione dell’ultimo Consiglio regionale di giovedì prossimo.
L’immagine pubblicata a destra è simbolicamente forte: un fantoccio impiccato a un trattore. È stata scattata ieri pomeriggio a Piazzano di Atessa, in piazza Abruzzo, dove stazionano cento persone e trenta mezzi. Che invece erano 50, sempre ieri, sull'Altopiano delle Cinquemiglia dove gli agricoltori hanno manifestato contro i costi esosi del settore, il taglio dei sussidi del gasolio, la mancata erogazione dei fondi per la minima lavorazione e contro le politiche adottate dall'Unione Europea che hanno fortemente penalizzato l'intero comparto.
Il corteo ha rallentato il traffico sulla Statale 17: una lunga fila di mezzi tra cori e striscioni di protesta. Costi di produzione molto elevati e ricavi sempre minori al centro anche della sfilata più imponente avvenuta finora in regione. È andata in scena due giorni fa ed ha visto la partecipazione di 300 agricoltori e 200 trattori.
Il corteo è partito alle 10 dal lungomare di Fossacesia per raggiungere Atessa dove il presidio durerà fino alle 17 di oggi. Nel lungo tragitto i mezzi agricoli sono transitati sulla Statale Fondovalle Sangro. Una protesta pacifica supportata dallo slogan «Salvaguardiamo il nostro cibo e salveremo il futuro di tutti».
La manifestazione è organizzata da Cospa (Comitato spontaneo agricoltori). E l'amministratore del gruppo, Dino Rossi, un paladino dei diritti del settore agricolo, sottolinea che «anche l'agricoltura abruzzese è attanagliata da problematiche diventate incancrenite. Non dobbiamo più coltivare, costretti a sottostare alle scelte ambientaliste di una Europa selvaggia col progetto rewilding europe, ecco perché», continua Rossi, «l'attacco alle aziende costringendole a chiudere con prezzi dei nostri prodotti che valgono meno dei fertilizzanti e delle sementi. Oggi, per acquistare un litro di gasolio», prosegue, «occorrono cinque litri di latte al netto delle spese. E poi c’è la fauna selvatica che è diventata un problema grandissimo: viene sfamata dal mondo agricolo, ma ci pagano appena il 16% del danno subito. Infine i fitofarmaci, sempre più costosi e meno efficaci». (u.c.)
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