«Ma i casi più gravi restano a Pescara»

19 Settembre 2018

PESCARA. «I pazienti dovrebbero rivolgersi alle strutture del territorio, quando presentano determinate patologie. E non rivolgersi al pronto soccorso». Il suggerimento, o forse l’appello, arriva da...

PESCARA. «I pazienti dovrebbero rivolgersi alle strutture del territorio, quando presentano determinate patologie. E non rivolgersi al pronto soccorso». Il suggerimento, o forse l’appello, arriva da Rossano Di Luzio, direttore sanitario dell’ospedale di Pescara, dopo la giornata difficile di lunedì al pronto soccorso. Con il passare delle ore decine di persone si sono accumulate in sale di attesa e, vista l’emergenza, si è deciso di «destinare ad altri ospedali le patologie secondarie».
Una soluzione inevitabile, considerato «l’iper afflusso» che si è verificato in reparto e che è stata adottata d’intesa con il responsabile, Alberto Albani. Nelle giornate come quella di lunedì «i casi più gravi vengono comunque trattati a Pescara, mentre gli altri vengono destinati ad altri ospedali», fa notare Di Luzio. A decidere come gestire i singoli casi è il personale del 118 che, in base alle patologie e alla gravità, stabilisce il meglio per il paziente, tenendo conto del tipo di assistenza che può essere assicurata nei vari ospedali. E destina una delle ambulanze (ce ne sono quattro, di cui una con il medico) all’eventuale trasporto fuori città. «Non c’è alcun blocco degli accessi al pronto soccorso», specifica il direttore del presidio ospedaliero. «Ciò che facciamo è distribuire in maniera più appropriata i pazienti», chiedendo al 118 di trasportarli in quegli ospedali dove «sia possibile assicurare una soluzione e dove l’attesa si riduca rispetto a Pescara. Si procede, quindi, ad una selezione dei pazienti e non si blocca l’ingresso al pronto soccorso, che continua a ricevere persone, in primo luogo chi arriva con mezzi propri. Si fa in modo di assicurare una assistenza più adeguata». Ma il disagio è inevitabile per chi si trova “dirottato” improvvisamente in ospedali lontani da Pescara.
Quando si verificano situazioni del genere vengono superate «nel giro di ore». E il problema non si protrae mai «per giorni», rassicura Di Luzio.
Guardando al problema degli afflussi numerosissimi al pronto soccorso, che generano attese lunghe e snervanti, Di Luzio parla di «accessi inappropriati». Nel senso che molte persone dovrebbero preferire altre strutture al pronto soccorso, anche per evitare disagi. E dovrebbero rivolgersi in primo luogo ai «medici di famiglia» per decidere come comportarsi di fronte a determinati sintomi. Basti pensare che «i codici verdi e i codici bianchi, che sono i meno gravi, sommano insieme il 50 per cento degli accessi al pronto soccorso». E sono assegnati a quelle persone che, non avendo patologie preoccupanti, si trovano ad affrontare file lunghissime prima di essere visitate da un medico.
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