Ma il civile è a rischio paralisi «Lo Stato garantisca i cittadini»

PESCARA. Lo stop delle attività della giustizia per l'emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova tutti gli addetti del comparto, compresi i giovani avvocati.«E' una situazione che nessuno poteva...
PESCARA. Lo stop delle attività della giustizia per l'emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova tutti gli addetti del comparto, compresi i giovani avvocati.
«E' una situazione che nessuno poteva ipotizzare, ma la preoccupazione dei giovani avvocati», spiega il presidente della sezione Aiga di Pescara, l'avvocato Andrea Cocchini, «è doppia: per la funzione sociale che abbiamo e per il fatto che in questo particolare momento l'accesso alla giustizia oggi non è garantito».
Il presidente Cocchini fa anche una netta distinzione tra il settore civile e quello penale: «Sul penale concordiamo con la posizione delle Camere penali, ma dove la situazione è davvero tragica è nel civile. Basti pensare alle tantissime pratiche che riguardano il recupero crediti o magari alle giuste aspettative di quanti sono in attesa di una sentenza per riavere dei soldi che potrebbero cambiare la loro vita. Una situazione che lo Stato non riesce a sbloccare».
Spiega Cocchini: «Lo Stato deve fare in modo che i cittadini abbiano garantito l'accesso alla giustizia. Il diritto alla salute è importante e nessuno lo mette in dubbio, ma lo è altrettanto l'accesso alla giustizia. Se, come sembra almeno a oggi, dobbiamo convivere con questa situazione che non ha precedenti, è anche vero che dobbiamo pur vivere. Il procedimento civile, salvo le testimonianze dal vivo, si può fare tranquillamente da remoto: non è la stessa cosa per quanto riguarda invece il penale dove il processo non può essere smaterializzato».
L'Associazione italiana giovani avvocati è l'associazione più grande d'Italia e conta più di diecimila iscritti: e parliamo di avvocati fino ai 45 anni di età. Una categoria quindi forte e di peso che ora sta vivendo, come quasi tutti, un momento estremamente difficile.
«Se non puoi lavorare a causa di questo blocco che ormai si trascina da troppo tempo, con i 600 euro della Cassa forense non ci fai nulla. Molti colleghi in questi anni hanno fatto investimenti sulla professione e oggi si ritrovano in una situazione di grossa difficoltà». (m.cir.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

