Ma la battaglia dei cittadini prosegue

Il Comitato attende la decisione nel merito. «I lavori non possono riprendere»
PESCARA. Il comitato Strada parco bene comune non si ferma, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato. «La battaglia legale continua» e lo studio Di Tonno, annuncia il comitato in una nota, «si riserva di definire la strategia difensiva da portare avanti nel ricorso amministrativo pendente davanti al Tar di Pescara in ordine alla decisione di merito», attesa il 14 ottobre 2022. Ivano Angiolelli, che rappresenta il Comitato, «ribadisce i motivi di preoccupazione, da lunghi anni espressi, in presenza di un vettore a “guida manuale” troppo grande per circolare in condizioni di sicurezza su una carreggiata larga appena sette metri» e sottolinea che «il Consiglio di Stato è stato indotto in un grave errore di valutazione» sui mezzi, «sulla base di una dichiarazione sibillina resa dagli Enti responsabili del procedimento». Per il comitato, poi, «i lavori non potranno riprendere, in ogni caso, per almeno tre ordini di motivi». Il primo è che «il direttore dei lavori, Bellafronte Taraborrelli, detto Tino, ha redatto un computo metrico estimativo che prevede la spesa di 14,677 milioni di Euro per rendere il tracciato riservato pienamente conforme al TPL, dopo aver dichiarato alla Sezione Nazionale di Controllo della Corte dei Conti che le opere fossero complete al 98 per cento a marzo 2017. In relazione a ciò, con determina dirigenziale del 29 settembre scorso, la Regione Abruzzo ha stabilito che occorrerà approvare una quarta e ultima perizia di variante. A fronte di un titolo ambientale scaduto il 5 novembre 2019, il Tar di Pescara ha deliberato come le opere della specie - che avrebbero un rilevante impatto ambientale e sociale sullo stato dei luoghi e sulle consolidate abitudini di vita della popolazione, siano suscettibili di una rinnovata valutazione ambientale (Va). Non si capisce quindi», conclude Angiolelli, «come il Comune possa prevedere entro il mese di gennaio prossimo, l’instradamento su via Castellamare Adriatico dei cinque bus elettrici Rampini E80 di recente acquisizione, in assenza delle prescritte condizioni di sicurezza, a fronte di banchine di fermata alte ben 30 centimetri, dotate di pensiline inservibili, tutte in pessimo stato d’uso. Senza considerare, poi, il fondo stradale malmesso, l’impianto semaforico ammalorato, i marciapiedi sconnessi sul lato Mare, gravati di barriere architettoniche, mai rimosse a distanza di 8 anni dalla prescrizione del Comitato di Coordinamento Regionale Via».

