«Ma la carne non è da bandire»

Per Salvatorelli, medico e cultore di cucina sana, si può bilanciare la dieta con prodotti animali di provenienza certa
MONTESILVANO. Nicola Salvatorelli è un medico. La sua mission è trasmettere messaggi mirati alla prevenzione delle malattie degenerative, a un rapporto più consapevole tra cibo e salute. I ripetuti laboratori di cucina salutare organizzati da Salvatorelli invitando l'oncologo Franco Berrino e altri luminari in materia di stress ossidativo e antiossidanti naturali, vanno in questo senso.
Dottor Salvatorelli, quali linee guida sente di condividere per una alimentazione sana e soddisfacente?
«Proprio ieri parlavo con il dottor Berrino. Secondo le ultime indicazioni del World cancer research fund, la carne non va abolita. Va consumata nelle giuste quantità, non superiori a 2-300 grammi a settimana. Ma più importante è la provenienza del prodotto. Preferire carni di animali tenuti al pascolo in montagna, carne locale da allevamenti non intensivi. L'acido linoleico di cui è ricca l'erba che quegli animali brucano contiene omega 3 dalla potente azione antinfiammatoria. Grazie agli enzimi presenti nella saliva dell'animale, durante la masticazione si ha un'azione biochimica che da luogo al complesso della vitamina B12, fondamentale per lo sviluppo di organismi in crescita di bambini e adolescenti».
A proposito di bambini, da che età si può passare alla dieta vegetariana?
«Anche da bambini purché seguiti da medici molto competenti. Secondo alcuni studi si parla di bambini meno formati e meno intelligenti. Compito del medico è prevedere un'integrazione alimentare estremamente accorta e accurata per non andare incontro a carenze vitaminiche del complesso B e di calcio, vitamina D. Significa, in pratica, integrare la dieta vegetariana con mandorle, semi oleaginosi, frutta secca, legumi. Oltre a rispettare stagionalità e varietà di tutti i cibi freschi».
Quale carne e come va consumata?
«Carni bianche senza problemi, ma anche agnello e vitello purché di pascolo. Non c'è uno studio che dimostri che l'onnivoro si ammali di più del vegetariano. Quel che è certo è che mangiare arrosticini di pecora bulgara o francese da allevamenti intensivi, trattati con antibiotici e ormoni, e carne arrosto in maniera sconsiderata, aumenta il rischio di cancerogenicità. Vale la pena spendere di più per mangiare meglio. Accertarsi della provenienza, carni certificate e cucinate a bassa temperatura. Il cibo è una materia difficile, si ha a che fare con pubblicità, marketing, falsi messaggi che confondono la verità». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

