Ma la causa contro il Comune dura da 37 anni

9 Novembre 2016

Il collezionista chiede un risarcimento di 962mila euro all’ente per un esproprio mai rimborsato

PESCARA. Da una parte, il Di Persio che vuole donare opere dal valore inestimabile alla città. Dall’altra, l’imprenditore che porta avanti un contenzioso per ottenere dal Comune un giusto risarcimento milionario. Sono i due volti del collezionista pescarese che pur non amando la pubblicità, per una ragione o per un’altra, si trova ad essere spesso al centro dell’attenzione.

Così, mentre tratta con la Soprintendenza per realizzare il suo sogno di un museo, dà incarico ai suoi legali di proseguire il lungo contenzioso con il Comune. Contenzioso che ha ripreso improvvisamente vigore, dopo la decisione della Corte suprema di Cassazione di cassare la recente sentenza impugnata dall’imprenditore e di rinviare ogni decisione alla Corte d’Appello dell’Aquila.

Naturalmente, l’amministrazione comunale non si è tirata indietro. La giunta ha già approvato due delibere con cui si dà mandato all’ufficio legale di presentare ricorso per revocazione della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione e di resistere all’atto di citazione in riassunzione promosso dinanzi alla Corte d’Appello.

Stiamo parlando di una vicenda nata addirittura nel 1979, quando l’allora sindaco Alberto Casalini decise di espropriare un terreno di 2.500 metri quadrati in via Montanara, a Zanni, di proprietà di Venceslao Di Persio per realizzare un piano di zona. Ma l’amministrazione di allora, non si sa bene per quali motivi, decise di rimborsare dell’esproprio un altro cittadino che si era fatto avanti come presunto proprietario, nonostante due sentenze, una del tribunale di Pescara del febbraio 1984 e l’altra della Corte d’Appello di Perugia di settembre 1998, riconobbero Di Persio come legittimo proprietario. Il contenzioso da allora non ha avuto fine. Il Comune rischia di pagare per due volte, e molto caro, quell’appezzamento. L’imprenditore ha richiesto un risarcimento di 962.874 euro e non intende mollare. Le cause vanno avanti da allora in maniera altalenante. Il 14 gennaio del 2005, il tribunale di Pescara rigettò la domanda di Di Persio, ma l’imprenditore avanzò ricorso in appello. I giudici dell’Aquila rigettarono l’appello e condannarono Di Persio al pagamento delle spese di giudizio. Con atto notificato il 22 luglio del 2011, l’imprenditore presentò un nuovo ricorso, questa volta alla Corte di Cassazione chiedendo l’annullamento della Corte d’Appello. La Cassazione si è pronunciata il 12 febbraio scorso rimettendo tutto in gioco con l’azzeramento della sentenza di secondo grado e rimandando tutte le carte all’Aquila.

Di Persio ha ricominciato la sua battaglia contro il Comune e ha chiesto ai giudici di condannare l’ente al pagamento di 962.847 euro, con la rivalutazione e l’applicazione degli interessi a partire dalla data dell’effettivo errato pagamento a saldo del terreno al proprietario sbagliato. Inoltre, ha richiesto anche i danni al Comune per la perdita del terreno e per l’illegittima occupazione dell’immobile, con la conseguente perdita di utilità del bene fino alla domanda risarcitoria, con tanto di rivalutazione ed interessi, nonché al pagamento di tutte le spese di giudizio.(a.ben.)

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