«Ma legalizzare sarebbe saggio»

12 Aprile 2017

Acerbo (Prc) e Chiavaroli (La Marianna): così si batte la criminalità

La cannabis è lo stupefacente più consumato in Europa, al secondo posto la cocaina, ed è una delle principali fonti di reddito della criminalità secondo l'Osservatorio europeo sulle droghe. La sostanza sequestrata in un furgone ieri a Fossacesia durante una maxi operazione dei carabinieri avrebbe avuto un valore sul mercato di 10 milioni di euro. Un sequestro record per l'Abruzzo, che mai si sarebbe verificato se la marijuana in Italia fosse stata legalizzata, come avviene in tanti Paesi europei e americani. «Per un carico di droga che viene fermato, ce ne sono cento che entrano», dice il segretario nazionale della “Marianna” (il nuovo soggetto politico animato dall'ex segretario dei Radicali Giovanni Negri) Riccardo Chiavaroli, da sempre teorico della legalizzazione della cannabis che con l'altro abruzzese antiproibizionista, Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, condivide la battaglia con un parterre politico trasversale. Legalizzare la marijuana darebbe una sterzata al mercato illecito delle droghe che non risponde alle leggi che normalmente regolano il rapporto tra l'offerta e la domanda. Il traffico di droga si caratterizza per una offerta elastica e una domanda anelastica: se le forniture subiscono una riduzione, ad esempio, del 10%, i prezzi aumentano di una percentuale superiore garantendo al venditore profitti più alti di quelli su cui poteva contare prima della riduzione. Ma senza scomodare regole di economia, se la cannabis fosse legale «arriverebbe al consumatore un prodotto non scadente ma controllato», spiega Chiavaroli, che insieme ad Acerbo ha firmato la legge regionale sull'uso della cannabis per scopi terapeutici, approvata nel 2014, «e nello stesso tempo verrebbe sottratto un mercato incredibile alla mafia e alla criminalità. Tenendo la sostanza sotto controllo dello Stato il prezzo diminuisce».

D'altra parte è quanto già avvenuto per sigarette e alcol. Non solo: «Facendo emergere tutto il sommerso si favorirebbe il controllo sanitario di chi ne fa uso», aggiunge Chiavaroli.

Sul fronte giustizia e repressione, legalizzando la marijuana «rimetti sul territorio grandi energie di forze di polizia che oggi sono costrette a rincorrere i carichi illegali, mentre le carceri sono ingolfate da gente trovata a fumare spinelli». Era il 1987 e Maurizio Acerbo aveva poco più di 20 anni quando venne fotografato prigioniero dentro una cella riprodotta con canne di bambù durante una manifestazione antiproibizionista. Finì in prima pagina su Repubblica. A distanza di trent'anni, il segretario nazionale di Rifondazione continua la sua battaglia. «Soltanto un'organizzazione criminale può trasportare due tonnellate di marijuana in giro per il mondo», dice, «e invece la gente potrebbe comprarla in luoghi autorizzati, come avviene in Olanda, dove non mi pare che ci siano grandi sconvolgimenti». Legalizzando la «innocua» marijuana (mentre il prodotto che arriva ai giovani è trattato chimicamente), per Acerbo «la questione verrebbe ricondotta alla saggezza della gente, come accade nell'uso di alcol e sigarette, che non devi comprare dalla camorra».

Acerbo sottolinea che la sua «non è un'ode alla marijuana» e che serve una cultura dell'uso corretto: «La maggior parte della popolazione convive con l'alcol senza essere alcolizzata, bisogna combattere tutte le dipendenze». Cosa frena la legalizzazione della cannabis? «Una classe politica ipocrita, cinica», è l'accusa dura di Acerbo, «in cerca di consensi».

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