Ma non si cresce tagliando i salari

Emanuele Felice: «Bisogna rimettere l’istruzione al centro dell’azione politica»
PESCARA . L’Italia è in declino da 25 anni, e cresce molto meno degli altri Paesi avanzati. Un dato di fatto, secondo l’economista Emanuele Felice, direttamente collegato a un modello di sviluppo globale «in cui ci siamo convinti di poter competere riducendo il costo del lavoro, cercando di comprimere il salario dei lavoratori».
Un modello che non ha funzionato, se a distanza di 25-30 anni la globalizzazione sta mostrando tutti i suoi limiti, come ha sottolineato anche il segretario generale della Nidil Cgil, Andrea Borghesi, ieri, nel corso del convegno promosso dal Pd sul lavoro. E sono i numeri a parlare, con 1,8 miliardi di ore-lavoro in meno, un milione di posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato andati perduti, e un aumento della precarietà e «delle persone che lavorano troppo poco, e che non riescono a condurre una vita dignitosa», ha detto il sindacalista.
Secondo Felice, originario di Vasto, professore associato di Economia applicata all’Università degli studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, autore di numerosi saggi in materia economica, «l’Italia è in declino perché non produce innovazione. Il lavoro di qualità», ha detto, «si riesce a creare solo con l’innovazione». In caso contrario si andrà inevitabilmente incontro a scenari che conosciamo fin troppo bene, «in cui si lavorerà meno e in modo peggiore». E quindi, cosa deve fare un partito di sinistra? «Intanto deve comprendere tutto questo, e poi dargli importanza all’interno del nuovo governo». Diverse le priorità di intervento sulle quali la politica dovrebbe fare leva. La prima, per Felice, «è rappresentata dall’istruzione. Bisogna dare a tutti la possibilità di studiare, e rimettere l’istruzione al centro dell’azione politica, attraverso un grande piano che parte dall’asilo nido e arriva all’università». Infine, tra le priorità da rivedere in Abruzzo, per l’economista, c’è la questione della macchina burocratica, in una regione «che ha un tessuto industriale da Centro-Nord e una pubblica amministrazione da profondo Sud». Fra le opere più importanti di Felice, (pubblicate dalla casa editrice Il Mulino), ci sono “Perché il Sud è rimasto indietro” (2013), “Ascesa e declino. Storia economica d’Italia” (2015) e “Storia economica della felicità” (2017). L’ultimo libro pubblicato, in ordine di tempo, è “Il Sud, l’Italia, l’Europa. Diario civile” (2019), che affronta proprio il tema del declino della democrazia e del rispetto dei diritti umani.(a.bag.)

