«Ma ora non possiamo tornare indietro»

21 Giugno 2016

Intervista a Paola Concia: «Contro Matteo un odio maggiore di quello che c’è stato per Berlusconi»

ROMA. «E’ stata una botta durissima, sapevo che era difficilissimo, ma non mi aspettavo una simile debacle». Paola Concia, mancato assessore allo sport della giunta Giachetti a Roma, ed ex parlamentare del Pd, reduce da 50 giorni di campagna elettorale, è già tornata in Germania dove vive con sua moglie. Venerdì sarà di nuovo a Roma per la direzione del Pd dove si annuncia una resa dei conti interni proprio a partire dai ballottaggi.

Cosa non ha funzionato?

«I 5stelle hanno saputo intercettare l’ansia di cambiamento, l’elettorato italiano è fluido e noi non abbiamo saputo dare risposte, non abbiamo saputo spiegare l’azione riformatrice del governo. E soprattutto nei territori non possiamo farci vedere solo in campagna elettorale. Poi a Roma c’è stato il disastro di Mafia capitale e il caso Marino che ci hanno alienato le simpatie dei romani».

Dunque ha ragione la minoranza, bisogna riaprire le sezioni, tornare nei territori e alla militanza.

«Questa è una crisi di passaggio che non può essere affrontata guardando indietro. Stare nei territori non vuol dire stare in sezione, ma tra la gente, dove si vive come in periferia e ci si sente abbandonati da tutti. Bisogna ascoltare i bisogni delle persone e il Pd non l’ha fatto, ma non si può ridurre tutto a un problema del capo. E’ un problema dell’intero gruppo dirigente».

Dunque Renzi non ha colpe nel disastro elettorale?

«Il capo va aiutato e deve essere affiancato da un gruppo dirigente che si metta a lavorare pancia a terra senza piangersi addosso. Ecco ora il rischio è che tutta la discussione si concentri sul doppio incarico di Renzi. Lui ha promesso di impegnarsi di più nel partito, soprattutto ora che dobbiamo prepararci ad affrontare la sfida del referendum».

Veramente ha promesso di usare il lanciafiamme nel Pd. Quanto al referendum la possibilità di una grande coalizione per il No è sempre più reale. Non è stato un errore impostare la campagna come un sorta di plebiscito pro o contro Renzi?

«Se non lo avesse fatto lui lo avrebbero fatti gli altri. L’odio verso Renzi è maggiore di quello che c’è stato per Berlusconi. Renzi ha fatto delle cose che potevano essere fatte meglio ma le ha fatte, sta sfondando muri facendo riforme ferma da vent’anni. Io credo che da questa situazione si possa uscire accelerando sulla spinta riformatrice non certamente tornando indietro». (m.b)

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