Ma per le imprese scatta l’aumento

Tari/2. Confcommercio e Cna dicono no: troppe spese per chi è già in forte crisi
L’AQUILA . No all’aumento della Tari per le attività commerciali e artigianali. Levata di scudi della Confcommercio e della Cna Abruzzo, che chiedono «soluzioni per alleggerire il carico dei tributi locali pagato dalle piccole imprese». La Tari continua a rappresentare, per le imprese abruzzesi, un peso insostenibile e spesso ingiustificato. «Dai dati raccolti da Confcommercio nazionale si conferma il peso eccessivo della tassa sui rifiuti pagata da cittadini e imprese, nonostante l’emergenza da Covid-19 abbia obbligato molte attività a chiudere e nonostante si sia registrata nel 2020 una contrazione del Pil di quasi 9 punti percentuali, con conseguente riduzione di consumi e di rifiuti», dichiara Roberto Donatelli, presidente Confcommercio Abruzzo. «In Italia è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 15% in meno rispetto all’anno precedente, calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid, sostanzialmente mascherine, trattati come rifiuti indifferenziati. Nonostante ciò, l’ammontare complessivo della Tari è rimasto elevato, attestandosi nel 2020 su valori analoghi a quelli del 2019».
Donatelli auspica «interventi strutturali finalizzati al recepimento del nuovo metodo tariffario determinato dall’Arera, che vincoli la Tari al rispetto del principio europeo chi inquina paga. Chiediamo che siano esentate dal pagamento della Tari tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno obbligate a chiudere l’attività o a ridurre l’orario. Analoghe misure dovranno essere riconosciute in favore di tutte le attività che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato e quindi dei rifiuti prodotti, a causa della contrazione dei consumi». Sull’argomento è intervenuto anche il presidente regionale di Cna Abruzzo, Savino Saraceni, che ha rivolto un appello al presidente dell’Anci Abruzzo, Gianguido D’Alberto, «perché si faccia interprete, attraverso l’associazione nazionale dei Comuni d’Italia, di un’istanza nei confronti del governo, in modo da trovare una soluzione adeguata a un problema che incide fortemente su bilanci di imprese che la pandemia ha contribuito a minare fin nelle fondamenta. Ci troviamo di fronte a tantissime attività che in questi mesi, per effetto delle chiusure totali o delle restrizioni legate alle misure statali o regionali, hanno patito danni gravissimi ai loro ricavi, con perdite enormi. Per effetto di questa limitazione, però, la loro produzione effettiva di rifiuti si è drasticamente ridotta, ragion per cui la pressione tributaria andrebbe ora rideterminata e ricalcolata», conclude Saraceni.
«La mera sospensione dell’emissione delle cartelle, adottata dai Comuni, pur essendo un provvedimento apprezzabile, non può essere considerata una misura definitiva». (m.p.)

