Madre e figlio uccisi, perizia sulla mente dell’assassino
Maksym Chernysh è accusato del duplice omicidio del 24 gennaio in via Tibullo In carcere parla con una suora, ma è confuso. Il 26 aprile l’incidente probatorio
PESCARA. In carcere sta seguendo un percorso interiore, facendosi aiutare da una suora, e incontra frequentemente la madre Nataliya, che non lo ha mai abbandonato. Ma sul duplice omicidio di via Tibullo del 24 gennaio, Maksym Chernysh, il 25enne ucraino accusato di aver ucciso Arkadiusz Miksza, 22 anni, e la madre Krystyna, 53 anni, polacchi, appare ancora confuso. Per capire se quel giorno il giovane fosse in grado di intendere e di volere, accertare la sua capacità di partecipare al processo e la sua pericolosità sociale, il giovane assassino sarà sottoposto a perizia psichiatrica, come chiesto dal suo difensore, Vittorio Supino, e disposto dal gip Gianluca Sarandrea. La data fissata dal giudice per questo accertamento, che avverrà in sede di incidente probatorio, è il 26 aprile e il perito nominato dal gip è Renato Ariatti.
Una visita medica finalizzata a valutare le condizioni mentali di Maksym è stata già effettuata in carcere, da parte di uno psichiatra, Luigi D'Amico, su richiesta della difesa, e proprio a seguito di questa consulenza l'avvocato Supino ha inoltrato la sua istanza al gip, come aveva già fatto in passato. Durante la detenzione Maksym ha avuto diversi problemi, a livello fisico ma non solo. Ora, però, le sue condizioni stanno migliorando, dopo l'intervento subito in ospedale nelle ultime settimane a seguito delle ferite ai tendini riportate il 24 gennaio, ed è stato spostato di cella, considerato che la convivenza con altri detenuti non era facile, per lui. Restano la sua problematicità, la sua paura nei confronti di tutto, la diffidenza nei confronti degli altri, che anche l'avvocato Supino ha dovuto superare dopo aver ricevuto l'incarico dalla mamma di Maksym, una donna distrutta dal dolore per il duplice omicidio nella mansarda di via Tibullo 25 che ha travolto le vite di Arkadiusz e Krystyna, arrivati in Italia con la speranza di una vita migliore. Maksym ha raccontato di una discussione tra lui e Arkadiusz, detto Arka, avvenuta mentre i due si trovavano nella mansarda di Arka, dove Maksym si era trasferito a vivere da poche ore e solo per una decina di giorni, pagando 150 euro. Quella domenica, hanno assunto droga (Maksym la comprava da Arka e entrambi ne facevano uso) e all’improvviso sarebbe scoppiata una discussione. In quegli istanti Maksym si stava occupando di riparare un computer e, in base a quanto ha riferito, sarebbe stato aggredito dal polacco che lo stava ospitando. Arka, ha detto sempre l’ucraino, era armato di una mazza e di un coltello, e Maksym avrebbe reagito, sferrando molti colpi, fino ad uccidere l'altro. Poi, quando in casa è arrivata la madre di Arkadiusz, l'assassino ha infierito anche su di lei, per poi raccogliere le sue cose, afferrare il telefono e il portafogli di Arka e fuggire via. Era ferito, perdeva sangue, si è allontanato di poco e rifugiato in uno scantinato, abbandonando il suo borsone lungo la strada, e poco dopo è stato trovato e poi arrestato. Per definire l’accaduto i carabinieri del Nucleo investigativo, che si sono occupati delle indagini con la Mobile, hanno fatto arrivare in via Tibullo gli uomini del Ris, ai quali è stato chiesto di fornire una ricostruzione scientifica dell'accaduto. E in via Tibullo ha effettuato un sopralluogo anche Supino, che ora punta a capire le condizioni di questo giovane tossicodipendente che rischia l'ergastolo. Dopodiché sarà chiesto un nuovo interrogatorio per Maksym di fronte al pubblico ministero, Salvatore Campochiaro.
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