Madre malata e figlia sgomberate dal Comune

Dovranno lasciare l’alloggio di loro proprietà, inagibile per le infiltrazioni d’acqua e muffa sulle pareti. Colpa del tetto che il municipio non ha riparato
MONTESILVANO. Dopo il danno, c’è la beffa per Marilena Ricci, la residente di Montesilvano che da 6 anni è costretta a vivere in una casa (di sua proprietà) piena di muffa per un tetto danneggiato (di proprietà del Comune). Che non può riparare perché ora - il tetto in questione - è di proprietà del Comune. Dopo le ripetute sollecitazioni all'ente, e mentre sta andando avanti l’iter di una denuncia alla procura della repubblica, nei giorni scorsi, la situazione già difficile della donna e di sua madre invalida è diventata drammatica. Il sindaco ha firmato un'ordinanza di sgombero immediato dell'appartamento di via Genova dopo un sopralluogo della Asl e della polizia municipale che hanno attestato le pessime condizioni igienico-sanitarie dell’alloggio e il rischio per la salute di chi lo occupa.
Oltre alla muffa e alla caduta dell’intonaco, infatti, nell'abitazione è fuori uso il salvavita proprio a causa dell'acqua che scorre sulle parenti, quindi con un pericolo incombente di corto circuito. «Invece di risolvere il problema», commenta Marilena, «si limitano a tutelarsi sbattendo me e mia madre allettata in mezzo alla strada». I problemi della donna sono cominciati nel 2011 quando, per un errato parere tecnico ricevuto dalla famiglia, nell'ambito di lavori di sopraelevazione della casa, il Comune ha legittimamente disposto un'ingiunzione di demolizione per abusivismo e ha poi deciso di acquisire nella proprietà dell'ente il tetto della casa, che nel frattempo però era stato demolito. Da allora, l'acqua piovana ha cominciato a impregnare le mura dell’alloggio producendo umidità e muffa fino al piano sottostante. A nulla sono valse le messe in mora del Comune da parte degli avvocati e le perizie tecniche del Tribunale. All’allarme lanciato sul Centro, nelle scorse settimane, però, ha fatto seguito solo l'ordinanza che impone lo sgombero immediato.
«L'ordinanza del sindaco è un'ammissione di colpa da parte del Comune», rimarca l'avvocato Dario Giannatelli. «Nel documento, si legge che "il sovrastante solaio è interamente imbevuto d’acqua dal momento che non sono state adottate le coibentazioni a tutela dell’alloggio sottostante”. Peccato che gli interventi dovevano essere realizzati dal Comune, non da Marilena. Per questo chiederemo al Comune non solo di provvedere rapidamente alla sistemazione del tetto di sua proprietà, ma anche di mettere temporaneamente a disposizione una casa idonea per Marilena e sua madre che non possono permettersi un affitto».
E mentre è già stato depositato un esposto alla magistratura contro l'Ente, Marilena e il suo avvocato si dicono pronti ad avviare una richiesta di risarcimento danni. «Non si tratta solo di danni materiali», spiega Giannatelli, «ma anche danni alla salute, psicologici e morali. Vi rendete conto cosa significa vivere per anni con l'incubo che la casa possa crollare?».

