Madre maltrattata: il giudice caccia le figlie

L’anziana subiva botte e privazioni dalle due donne adulte che ora dovranno trovarsi un’altra casa
PESCARA. C’è una mamma a Pescara che oggi non sarà festeggiata dalle sue due figlie, ma che per la prima volta dopo anni passerà questa giornata al sicuro dai loro maltrattamenti grazie a una coraggiosa e inconsueta sentenza del giudice civile Stefania Ursoleo che ha messo definitivamente alla porta le due ingrate dopo una difficile battaglia legale condotta dall’avvocato Susanna Orsini.
Una storia amara quella di mamma Filomena, incomprensibile per il sentire comune. La donna, oggi settantenne, pensionata e invalida al 50 %, viveva con le sue due figlie adulte (tra i 30 e i 40 anni) nell’appartamento di proprietà che in termini giuridici viene definito «casa familiare». Una convivenza difficile, fatta di litigi non annoverabili tra quelli banali che avvengono tra madre e figlie, ma conditi di ingiurie, percosse e angherie subite dalla madre che sono diventate materia penale, con tanto di sentenza di condanna a carico delle due sorelle, una esecutiva ed una ancora in appello. Condanna che però non è servita a decretare la fine del cruento ménage familiare: il verdetto del giudice penale prevedeva un allontanamento temporaneo eventualmente a sentenza definitiva, nel frattempo la convivenza è continuata, con le figlie che sottoponevano l’anziana madre a soprusi come chiuderle la caldaia dell’acqua, buttarle il cibo appena comprato, costringerla a trascorrere l’intera giornata in strada.
Fino a insistere perché se ne andasse di casa. E qui è arrivata la reazione della madre, che si è rivolta, tramite l’avvocato Orsini, al tribunale civile per chiedere che fossero invece le due figlie ad andarsene, vista l'indipendenza economica di entrambe, ormai adulte. Che hanno opposto resistenza: non volevano lasciare la casa familiare che consideravano come fosse di loro esclusiva proprietà. Analizzati i seri problemi di convivenza e sicurezza della ricorrente e ovviamente i presupposti giuridici per l’assegnazione della casa, che nella normalità è di genitori e figli, il giudice civile ha sentenziato che le figlie non avessero più titolo a coabitare e convivere con la mamma nella ex casa familiare «in via definitiva». Una sentenza che ha stabilito come, a prescindere dai maltrattamenti in famiglia (per i quali è comunque prevista dal codice penale che dal codice civile una tutela specifica, ma temporanea) i figli maggiorenni ed economicamente indipendenti, non hanno più diritto a continuare a vivere con i genitori proprietari dell'abitazione.(ladi)
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