Maggitti detta le regole: in tv muti e senza divisa

18 Febbraio 2015

PESCARA. Tutti contro tutti, con colpi “bassi” e sorprese tipiche più di un processo in tribunale, in un’aula penale, che di un procedimento amministrativo. Il comandante della polizia municipale...

PESCARA. Tutti contro tutti, con colpi “bassi” e sorprese tipiche più di un processo in tribunale, in un’aula penale, che di un procedimento amministrativo. Il comandante della polizia municipale Carlo Maggitti è «l’incolpato» che, il 10 marzo, comparirà di fronte al collegio giudicante in Comune guidato dal dirigente Guido Dezio mentre, nella stessa stanza, compariranno a turno i quattro vigili a loro volta messi sotto “processo” dal loro comandante. E per cosa? Da una multa annullata al questore Paolo Passamonti, da un’inchiesta penale archiviata e un’altra invece ancora in corso si è arrivati al processo alle dichiarazioni in tv dei vigili che hanno risposto alle domande delle Iene nel servizio mandato in onda ormai nel novembre scorso: la trasmissione che sbugiardò – anche se la difesa non la pensa così – le contraddizioni del comandante della municipale sull’iter della multa dando la parola, poi, ai quattro vigili urbani Claudio Di Sabatino, Donato Antonicelli, Angelo Volpe e Sergio Petrongolo finiti sulla graticola per le risposte in quel servizio.

Solo da qualche giorno i quattro vigili urbani hanno scoperto perché è stato aperto un procedimento disciplinare a loro carico e nato in seguito a una visione collettiva della trasmissione: una sorta di cinema allestito nel comando per proiettare il servizio delle Iene e cogliere le incongruenze. Ad esempio Antonicelli che, come Volpe, si è mostrato alle telecamere con la divisa non avrebbe potuto in realtà indossarla. «E’ una violazione dell’articolo 13», viene contestato nel procedimento disciplinare perché, come viene illustrato, Antonicelli è in aspettativa, «è posto fuori servizio» e quindi «non avrebbe potuto indossare la divisa». Poi, il vigile Antonicelli non avrebbe, ad esempio, rispettato la gerarchie oppure avrebbe – com’è scritto nel provvedimento – «perseverato nel suo intento diffamatorio nei confronti del comandante e dell’amministrazione dando una diversa realtà dello svolgimento del servizio». Un danno causato anche, sempre secondo il procedimento disciplinare, dall’agente Volpe che, come gli altri, avrebbe violato il regolamento già soltanto «rilasciando l’intervista» perché, com’è scritto nell’atto: «E’ fatto divieto agli operatori di divulgare notizie, informazioni a terzi ovvero rilasciare dichiarazioni/informazioni agli organi di informazione in assenza di espressa autorizzazione del sindaco». Ma anche Volpe non avrebbe rispettato le gerarchie quando in tv avrebbe detto di non riuscire «a capacitarsi del fatto di aver dato una mano a un collega a presentare una denuncia e di ritrovarsi a subire un processo». Così, il comandante contesta a Volpe di non aver «segnalato la vicenda ai suoi superiori e di non aver fatto una relazione di servizio».

Ci sarebbero, poi, delle incongruenze tra quello che i vigili hanno detto in televisione e quello che hanno detto all’autorità giudiziaria nell’inchiesta che, in realtà, aveva al centro l’iter della multa e quindi – anche se non come indagato – il comportamento di Maggitti. Quell’inchiesta è stata archiviata, ma il comandante ne ha tratto spunto per fare luce sui suoi vigili urbani che in una vicenda dove erano comparse sono diventati protagonisti, costretti a difendersi per aver «violato il segreto d’ufficio e causato danno all’amministrazione». (p.au.)

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