«Mai accettare l’ultimo appuntamento»

L’ispettore capo Di Cintio dispensa consigli dal camper della polizia che incontra le vittime
PESCARA. Lo schema è quello «classico», per le forze dell'ordine. L'ultimo appuntamento tra due persone che hanno interrotto una relazione sentimentale burrascosa diventa davvero l'ultimo appuntamento. È accaduto a molte donne e ieri è successo anche a Jennifer, il cui compagno si è trasformato in un assassino e l'ha uccisa in casa a coltellate mentre lei cercava di portare via le sue cose.
Quella affrontata da Jennifer era «una situazione di rischio elevatissimo», dice Cinzia Di Cintio, l'ispettore capo della squadra mobile di Pescara che coordina il lavoro del camper rosa, impegnato da tempo nella sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema della violenza di genere e ormai «conosciuto sul territorio».
«Raggiungere l'ex con un parente non è risolutivo e in questi casi si dovrebbe chiedere l'aiuto delle forze dell'ordine», spiega Di Cintio che lancia per l'ennesima volta il suo appello a denunciare chi si rende responsabile di stalking o maltrattamenti in famiglia. «Questi sono reati non prevenibili se non cambia l'atteggiamento delle vittime», avverte. «La nostra esperienza ci dice che quando in una coppia ci sono degli episodi di violenza, certi comportamenti si possono ripetere. Chi è stato violento può esserlo di nuovo». E contro la violenza di genere c'è solo una cosa che si può fare, per Di Cintio: «Bisogna parlarne, per dare alla vittima la possibilità di uscirne e di salvarsi. È importante rivolgersi alle forze dell'ordine e non si devono mai accettare ultimi appuntamenti, né incontrare gli ex da sole in determinati posti. In situazioni di pericolo, poi, vanno contattati 112 e 113».
Il camper, che due giorni fa è stato a Chieti e ha incontrato 400 studenti, continua il suo tour. La notte tra il 10 e l'11 dicembre sarà a Pescara nelle zone della movida (dalle 21 in poi), in piazza Muzii e piazza Unione. «Ormai sanno cosa facciamo, l’interesse c’è. E dopo il primo contatto in strada, diventano dei casi da trattare».
Flavia Buccilli
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