“Mai con Salvini” Napoli devastata

12 Marzo 2017

Sassi, spranghe e molotov alla protesta contro il Carroccio Il corteo pacifico cede ai violenti: 6 fermati, 28 agenti feriti

NAPOLI. Mentre Matteo Salvini lancia il suo movimento nazionale nella cornice dorata del Mostra d’Oltremare, a Napoli va in scena la guerriglia urbana. Una pioggia di oggetti, petardi, sassi e bottiglie travolge le forze dell’ordine nel quartiere di Fuorigrotta, tra lo Stadio San Paolo e la stazione dei Campi Flegrei. Poi le serrande dei negozi abbassate, i passanti che cercano rifugio negli esercizi commerciali più accoglienti, i sanpietrini divelti, le sbarre d’acciaio, i cassonetti ribaltati a mo’ di barriera, le automobili distrutte e il fuoco delle bombe molotov lanciate in strada. Dunque l’aria che si fa irrespirabile per via dei lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine per disperdere i circa 200 senza volto, gli incappucciati, che si sono staccati da un corteo di protesta pacifico. Che aveva iniziato la marcia all’insegna della più tipica allegria partenopea: qualcuno ha persino portato una ruspa in piazza, con un foglio di via attaccato diretto al leader della Lega Nord. «Per razzisti e antimeridionali - dicevano - da noi non c’è spazio». Manifestavano, tra gli altri, anche la moglie del sindaco Luigi de Magistris, Mariateresa Dolce, gli assessori comunali Ciro Borriello, Alessandra Clemente, Roberta Gaeta e Annamaria Palmieri. Alla fine saranno sei i contestatori fermati - due prima degli scontri, per possesso di oggetti “atti ad offendere” - e ventotto gli agenti e i delle forze dell’ordine feriti, secondo le fonti ufficiali: tra loro tre funzionari e 25 tra poliziotti e carabinieri. Inoltre, altre sei persone, tra i manifestanti, sono rimaste contuse.

Succede tutto nel centro nevralgico di piazzale Tecchio, un’area immensa, difficile da gestire. Doveva essere il capolinea della manifestazione: si è trasformato in un inferno, quando gli incappucciati si sono staccati dal corteo principale, che contava migliaia di persone, e hanno cominciato a lanciare tutto quello che hanno trovato - più le bombe e i petardi - contro le forze dell’ordine. Erano quasi le 17 e i manifestanti erano giunti all’incrocio tra viale Augusto e il grande piazzale. Lanci deliberati hanno coinvolto anche gli operatori dell’informazione. Segno evidente che era finita la parte pacifica della protesta e che i violenti avevano preso in mano le redini della contestazione. Ai lanci di petardi, pietre, biglie d’acciaio e bottiglie le forze dell’ordine hanno risposto con i lacrimogeni e gli idranti. Poi gli scontri si sono spostati sull’altro lato del piazzale, quello della stazione. Nella coltre di fumo brillavano le bombe incendiarie fatte in casa, che i senza volto lanciavano contro le autorità.

Il caos è durato un’ora: dopo le 18 i manifestanti sono stati dispersi e inseguiti lungo il viale Giulio Cesare. Molti sono riusciti a fuggire e a evitare la galleria Posillipo, che avrebbe potuto trasformarsi in una trappola.

Il coordinamento “Mai con Salvini” ha parlato però di «cariche gratuite a grande distanza dalla Mostra e persone pestate anche sui marciapiedi» e ha chiesto «a tutti quelli che dispongono delle foto di questi pestaggi coi manganelli» di inviarle alla pagina Facebook “Rete antifascista napoletana”, per provare gli eventuali abusi. «Di quel che è successo dopo - scrive ancora il coordinamento -, dell’indignazione trasformata in rabbia e poi delle cariche indiscriminate fino alla fine di viale Giulio Cesare, il ministro Minniti, dopo Matteo Salvini, porta la responsabilità politica e morale». In serata si è formato un presidio sotto la questura di via Medina per chiedere il rilascio dei fermati: tre saranno arrestati e tre denunciati in stato di libertà per adunata sediziosa, danneggiamento, lancio di oggetti contundenti, lesioni e violenza a pubblico ufficiale.

L’obiettivo dei manifestanti era quello di entrare nella Mostra d’Oltremare e di consegnare a Salvini un simbolico foglio di via. «Non c’è cittadinanza a Napoli per lui, è dovuto intervenire il governo a commissariare la città per farlo parlare», avevano detto alcuni attivisti in un video pubblicato su Repubblica.it, riferendosi allo scontro politico tra de Magistris - che aveva ritirato la concessione della sala - e il ministro Minniti, che ha di fatto scavalcato il primo cittadino permettendo a Salvini di parlare all’interno della Mostra. A chi chiede loro se non fosse il caso di rispettare le opinioni di tutti, gli attivisti rispondono chiaro che «l’affronto alla città di Napoli non è un opinione».