«Mai dimenticherò i bimbi di Rigopiano»

Parla Emanuele Cherubini, pescarese, il medico dei salvataggi
PESCARA. Missioni e quindi guerra. Guerra e quindi spari, sofferenza. Emergenza. Ma nella mente e nel cuore di Emanuele Cherubini, medico del Suem 118 in servizio all'ospedale di Pescara, uno dei ricordi più vividi resta quello di Rigopiano, quando sotto le macerie c'era ancora la vita.
Eppure lui, sessant'anni compiuti da poco, è ben abituato ad affrontare le condizioni più difficili ed estreme. Il medico di Pescara, che nei giorni scorsi è partito di nuovo per un impegno professionale a Dubai, porterà per sempre impresso nella sua mente e nel cuore quei giorni del soccorso sulla montagna d’Abruzzo. «Una grande emozione», così la definisce. Tant’è che oltre vent'anni di 118 diventano niente, in pochi secondi, quando vedi che il primo dei bambini dell'hotel Rigopiano viene tirato fuori vivo.
Cherubini, che ha visto da vicino le conseguenze dei campi di battaglia, e vissuto l’esperienza diretta delle missioni all’estero, la mattina dopo la tragedia nel resort sepolto dalla valanga, non è stato tra i primi ad arrivare sul posto, al seguito della turbina che apriva la strada, perché prima di lui erano partiti i colleghi del soccorso alpino, arrivati più rapidamente con gli sci. Di certo, è stato tra gli ultimi ad andare via. «Ricordo che quel giorno abbiamo incontrato alcuni soccorritori che scendevano», racconta, «tutti loro dicevano: “qua è come Amatrice". Una volta su, il paesaggio era spettrale e silenzioso. In un primo momento, abbiamo solo offerto supporto agli altri, poi ci siamo preparati a prestare aiuto».
Già, perché sotto quelle macerie c'era vita da salvare, e non era affatto scontato: «Prima di allora, nelle mie varie esperienze, avevo tirato fuori solo morti. Adesso invece tiravamo fuori persone vive. Mi sono commosso».
Cherubini è sempre uno di quelli pronti a partire, in qualunque momento. E dietro a tanta lucidità e prontezza di intervento emerge anche una grande umanità. È sempre stato così, sin da quando, nel 1995, fu tra i fondatori del servizio di emergenza 118, a Pescara, la stessa unità che ha poi diretto dal 2011 al 2014.
Anestestista e rianimatore, laureato a Chieti, è anche specializzato in Medicina del nuoto e delle attività subacquee. Ha praticato lo sci a livello agonistico, al punto che ha potuto vantare, nel 2006, un ruolo come medico all'interno dello staff sanitario delle Olimpiadi invernali di Torino, unico professionista selezionato del centro-sud Italia.
Oggi si occupa di maxi emergenze in ambito 118, e purtroppo, di maxi emergenze negli ultimi anni, l'Abruzzo ne ha avute parecchie. Oltre alle calamità avvenute negli ultimi anni, tra le altre anche l'esplosione della ditta Di Giacomo a Villa Cipressi di Città Sant'Angelo, nel luglio del 2013, vi sono quelle che il medico ha gestito e affrontato all'estero. Le missioni in Etiopia ed Eritrea di peacekeeping con i Caschi Blu dell'Onu, nel 2003 e nel 2005, alle dirette dipendenze del comando generale dall'Arma dei carabinieri.
E poi ancora Nassirya, con la brigata Folgore, nel 2006. Era presente quando vi fu l'attentato che costò la vita al maresciallo Lattanzio di Chieti. Poi, l'Afghanistan, con l'elisoccorso.
«Lì ho avuto veramente paura», racconta. Una vita professionale che per il dirigente medico del 118 è un grande impegno professionale da sempre, e per il quale non smette mai di formarsi.
Di recente, ha frequentato per conto della Asl di Pescara, per nove mesi all'università di Tor Vergata a Roma, il corso internazionale di Alta formazione Medical Cbrne, seminario che istruisce i professionisti dell’emergenza negli interventi in caso di attacchi di carattere chimico, biologico, nucleare e negli attentati con esplosivi convenzionali.
«Il mio lavoro mi gratifica», dice ancora Cherubini, «vengo a contatto con tanta sofferenza, ma posso salvare vite umane. Non penso affatto alla pensione, io resto qui finché posso», ironizza.
E in mezzo a tanti eventi particolari, c'è anche la quotidianità del servizio di emergenza al 118, con l'elisoccorso o a bordo delle ambulanze. E proprio quel pomeriggio della tragedia di Rigopiano, Cherubini era in servizio alla centrale di Pescara. «L'operatrice, erano da poco passate le 17, mi ha avvertito subito di una telefonata di richiesta dei soccorsi, ed ho avuto una sorta di sesto senso. La situazione non mi quadrava affatto, e così ho avvisato la centrale operativa di controllo (Coc), che la prefettura aveva già costituito per il forte maltempo che era in atto, e poi è venuto tutto il resto che sappiamo».
Emanuele Cherubini è ripartito. Nei giorni scorsi è decollato per la base militare dell'Aeronautica italiana a Dubai per una missione denominata Resolute Support e si occuperà di evacuazione medica urgente. In pratica, è quel che corrisponde al pronto soccorso aereo: grazie alla presenza di personale e attrezzature nel territorio, in allerta 24 ore su 24, in caso di emergenza, questa modalità di soccorso assicura un'azione urgente che prevede il trasporto via terra/aria (aereo o elicottero attrezzati da pronto soccorso) dal luogo dell’in cidente fino al più vicino ospedale compente.
Una modalità di intervento che viene studiata a sostegno del personale militare e diplomatico italiano impegnato nelle zone di guerra (Herat, Misurata, Baghdad, e molte altre). Poi Cherubini tornerà a Pescara, come sempre nel suo andirivieni infinito fatto di partenze, arrivi, ritorni, continue emergenze.
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