Maiella e Morrone pagato uno stipendio ma è ancora protesta

L’annuncio dell’azienda speciale: presto, saranno saldate altre 3 o 4 mensilità. Ma l’occupazione ad Abbateggio va avanti
PESCARA. È stato pagato uno stipendio alle 65 dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone. Da 11 giorni, le lavoratrici che assicurano i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara stanno protestando per avere i soldi: non prendono lo stipendio da 11 mesi. Ieri, il primo bonifico dopo quasi un anno. Ad annunciarlo è stato Oscar Pezzi, amministratore unico dell’azienda speciale e vice sindaco di Alanno. «Nei prossimi giorni, dovrebbero essere pagati altri 3 o 4 stipendi», dice Pezzi. E quello di Pezzi potrebbe essere uno degli ultimi annunci da amministratore della Maiella e Morrone: al vertice dell’ente da 9 mesi, rinunciando anche ai rimborsi, Pezzi ha rassegnato le dimissioni il 12 ottobre scorso e sta continuando a lavorare in proroga.
I pagamenti successivi a quello di ieri sono legati a un finanziamento della Regione alla Comunità montana Maiella e Morrone, l’ente in liquidazione che è proprietario dell’azienda speciale. Ieri l’assessore regionale Pd alle Politiche sociali Marinella Sclocco ha annunciato che 210 mila euro sono partiti: «Con l’anticipazione del fondo nei prossimi giorni potrebbero essere liquidati 5 delle 11 mensilità arretrate», ha detto Sclocco. La Regione ha diffuso anche i numeri seriali di protocollo dei mandati di pagamento: «10548, 10549 e 10550». Secondo Sclocco, si tratta di «un’anticipazione del Fondo nazionale delle politiche sociali dopo averla concordata con il governo stesso». Ci sarebbe, quindi, il sì di Renzi dietro il via libera ai pagamenti.
Ma le assicurazioni della Regione non bastano a fermare la protesta: dopo una settimana di occupazione al Comune di Manoppello, sede della conferenza dei sindaci dell’ambito sociale 35, da lunedì scorso, le lavoratrici hanno occupato il municipio di Abbateggio. Si tratta del Comune guidato da Antonio Di Marco, sindaco e presidente Pd della Provincia di Pescara.
In una lettera, le dipendenti hanno escluso uno stop immediato della loro protesta: «Nonostante il nostro stato di esasperazione che stiamo gridando da tempo e in vari modi, stiamo continuando a garantire i servizi in quanto non possono essere sospesi per il rischio di denuncia penale visto che si tratta di livelli essenziali di assistenza. Inoltre, anche se ricevessimo l’unico stipendio su 11 ancora da percepire, riteniamo necessario portare avanti la nostra protesta finché non verranno mantenute le promesse dichiarate sul pagamento degli stipendi. È ingiusto che, a causa di questa situazione, sia annientata la nostra voglia di lavorare e di mettere in campo con professionalità le nostre risorse». (p.l.)
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