Majella e Morrone arrivano gli stipendi

12 Marzo 2015

Promessa di D’Alfonso ai dipendenti, la procura sblocca i conti

PESCARA. Da ieri i mesi senza stipendio sono diventati 8. Ma, sempre ieri, il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso ha fatto la sua promessa ai 66 dipendenti dell’azienda speciale Majella e Morrone. «Il problema c’è, ma non siete soli e noi non siamo il Comune di Scafa o di Lettomanoppello, noi siamo la Regione», così D’Alfonso ha rassicurato i lavoratori che assicurano i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara e alla casa di riposo di Serramonacesca riuniti nella sede pescarese della Regione in viale Bovio per quasi due ore. E il presidente, dopo 48 minuti di attesa e dopo aver chiesto «scusa» per il ritardo, ha assicurato: «Nell’immediato sono pronti 300 mila euro e poi, a seguire, tutto ciò che le procedure ci consentiranno».

Stipendi in arrivo? Ma quando saranno pagati gli stipendi? Dopo le promesse non mantenute e un accordo siglato in prefettura non rispettato, non c’è ancora una certezza matematica sui versamenti ma l’amministratore unico dell’azienda speciale, Oscar Pezzi, ha annunciato: «La finanza mi ha notificato un provvedimento che ci consentirà di sbloccare i conti correnti e, nel giro di un paio di giorni, al massimo lunedì, quando sarà, pagheremo gli stipendi». I conti erano stati sequestrati in un’indagine, nata da una segnalazione di Equitalia e coordinata dal pm Barbara Del Bono, per quasi 150 mila euro di Iva non versata nel 2011.

Il grido dei dipendenti. L’azienda speciale si ritrova più di tre milioni di euro di debiti con Equitalia, Inps e Inail e con i dipendenti non pagati dal luglio 2014. Durante la riunione, una dipendente, Patrizia, ha raccontato il dramma di vivere senza soldi: «Siamo esausti perché non ce la facciamo più ad andare al lavoro e a pagarci pure le spese. E siamo esausti anche psicologicamente: le persone che assistiamo hanno bisogno anche del nostro sorriso ma noi ormai non siamo più sereni. Vogliamo certezza sui tempi: abbiamo aspettato tanto e non vogliamo aspettare ancora».

Debiti dei Comuni. Sul fronte dei Comuni che non pagano le proprie quote da almeno due anni con un buco da quasi un milione di euro – il Comune più indebitato è Roccamorice con quasi 124 mila euro non versati – D’Alfonso ha assicurato un intervento: «La Regione spingerà per un riapparentamento tra i Comuni e l’azienda e i Comuni che non faranno proprio il dovere saranno sanzionati», ha detto il presidente che ha annunciato una «fase due» per l’azienda speciale. «La Majella e Morrone è un punto di forza della Val Pescara e il valore commerciale e sociale è fuori di dubbio, ma serve un nuovo piano industriale che si adatti all’utenza e alle regole della gestione e della contabilità. Purtroppo, adesso, i numeri sono entrati in campo. L’azienda deve diventare sempre più imprenditiva, fantasiosa e puntare ai fondi europei».

Piano di salvataggio. Il piano industriale, però, spaventa i dipendenti che non hanno smesso di lavorare anche senza stipedio e hanno rinunciato a fare sciopero, lo scorso 10 marzo, pur di garantire le attività: «Non tocca a noi fare altri sacrifici», ha detto una assistente sociale, Sabrina. «Ma non parliamo di persone che andranno a casa ma di razionalizzazione», ha garantito l’assessore Pd Marinella Sclocco. «Non ci saranno riduzioni di ore e servizi», ha detto anche l’assessore Pd Donato Di Matteo, per 5 anni direttore dal 2009 al 2014 direttore generale dell’azienda speciale. Presente anche l’assessore Mario Mazzocca, già a capo della Comunità montana Majella e Morrone adesso in liquidazione.

«Costanzi coraggioso». La Comunità montana è proprietaria dell’azienda speciale e, dall’ottobre scorso, le redini sono in mano al commissario Paolo Costanzi: ieri D’Alfonso ha ringraziato Costanzi «per il lavoro coraggioso che sta facendo».

Sospiri: liquidazione. Intanto, l’azienda speciale diventa terreno di scontro politico: per il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri è un «carrozzone» che nel 2013 aveva 123 dipendenti, il doppio di oggi a fronte degli stessi assistiti: «L’unica strada giusta e percorribile, pagati gli stipendi arretrati», ha detto Sospiri, «è mettere in liquidazione la Majella e Morrone e successivamente procedere a un bando pubblico per la gestione dei servizi socio-sanitari destinati all’Ambito sociale 35 che comprende l’area Vestina e l’alta Val Pescara». L’ipotesi di Sospiri è la stessa di Rifondazione comunista. «Nel bando», ha detto ancora il consigliere, «bisogna prevedere il riassorbimento dei lavoratori. Anche perché non ci sono altre soluzioni se non quella di scaricare sui Comuni, dopo il 31 dicembre 2015 quando le Comunità montane saranno sciolte così come gli enti strumentali, i debiti. Se qualcuno pensa di salvaguardare il contenitore per continuare ad accumulare debiti o assunzioni siamo fermamente contrari».

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