Majella e Morrone: Pasqua senza stipendi

Slitta il pagamento degli 8 mesi di arretrati, la Regione: tutto ok tra 10-12 giorni I debiti dei Comuni, 4 sindaci contestano le cifre richieste per i servizi sociali
PESCARA. Sarà una Pasqua senza soldi per i 66 dipendenti dell’azienda speciale Majella e Morrone: l’11 marzo scorso la Regione aveva promesso il saldo di 8 stipendi arretrati e della tredicesima – «Entro un paio di giorni», aveva assicurato l’amministratore unico Oscar Pezzi – ma il pagamento, a distanza di 19 giorni, non è ancora avvenuto. I lavoratori, che garantiscono i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara pagando di tasca propria anche la benzina per spostarsi da un luogo all’altro, hanno avuto una sola mensilità, quella di luglio 2014. Slitta la soluzione alla vertenza e l’azienda speciale con tre milioni di euro di debiti con Equitalia, Inps e Inail resta in una crisi senza precedenti. Il saldo degli arretrati non avverrà prima di «10 o 12 giorni», forse addirittura 15. A dirlo, con una telefonata al delegato sindacale della Fials Sandro Cacciatore, è stato Claudio Ruffini, segretario del presidente della Regione Luciano D’Alfonso: «La Regione ci ha assicurato che a breve saranno pagati tutti gli stipendi arretrati», dice Cacciatore, «vedremo cosa accadrà stavolta». La Pasqua, come già il Natale scorso, non porterà soldi.
D’Alfonso, incontrando i dipendenti nella sede della Regione l’11 marzo scorso, aveva annunciato un’«imminente» iniezione di soldi freschi, 300 mila euro, per pagare i vecchi stipendi ma, secondo quanto riferito da Ruffini, la delibera è stata approvata dalla giunta soltanto sabato scorso e il percorso burocratico non sarà rapido. Infatti, i soldi stanziati dalla Regione dovranno essere trasferiti sui conti della Comunità montana Majella e Morrone, l’ente in liquidazione proprietario delle quote della azienda speciale, e di qui girati all’azienda speciale stessa e poi ai lavoratori.
Intanto, i numeri della Majella e Morrone continuano a essere avvolti dall’incertezza: in base ai conti del commissario liquidatore della Comunità montana, Paolo Costanzi, i Comuni devono all’azienda speciale quasi un milione di euro per le rette non pagate nel 2013 e 2014: da più di due anni tutti i Comuni che, fino alla fine del 2014, hanno usufruito dei servizi sociali dell’azienda speciale non pagano le proprie quote. Tutti tranne tre: Scafa che ha azzerato tutte le pendenze, Alanno che deve ancora solo 500 euro e Lettomanoppello mille. Il conto è di 924 mila euro di debiti. Ma ora i Comuni contestano i conteggi: sono almeno 4 a mettere in discussione le cifre richieste. Il più indebitato di tutti è Roccamorice, paese dell’assessore regionale Pd Donato Di Matteo, ex sindaco e direttore dell’azienda speciale dal 2009 al 2014: 124 mila euro. L’attuale sindaco Alessandro D’Ascanio, in carica dal 2013, ricorda che «la massa debitoria» si è accumulata tra 2008 e 2013 mentre la parte del 2014 è stata contestata «per un’incongruenza tra quote di piano sociale assegnate al Comune e servizi concretamente erogati». A Torre de’ Passeri la Majella e Morrone ha chiesto 57.346,15 euro, ma al sindaco Piero Di Giulio risultano «poco più di 20 mila euro». Ammonta a 25 mila euro il debito di Tocco da Casauria, Comune uscito dall’azienda speciale insieme a Scafa: il sindaco Luciano Lattanzio, però, sostiene che il Comune vanta un credito di 10.200 euro e il Comune salderà le pendenze solo a pagamento avvenuto. Storia simile a Cugnoli: «Abbiamo un credito di 21.311 euro per borse lavoro a cui vanno detratti i servizi di colonia marina», dice una lettera del sindaco Lanfranco Chiola, «abbiamo emesso mandati di pagamento per 7.538,15 euro e l’importo di 19.049 euro sarà pagato ad avvenuto accredito».
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