Malato e senza ascensore Bloccato in casa da mesi

1 Agosto 2015

Via Nora, 54enne affetto da sclerosi multipla non può uscire per curarsi Appello della moglie al Comune: «Non ce la faccio più a portarlo in spalla»

PESCARA. Ha la sclerosi multipla da sei anni e, man mano che passa il tempo, le sue condizioni peggiorano. Non cammina più, in casa si muove su una sedia a rotelle o con il girello, perché la carrozzina non passa ovunque e non entra in bagno.

Ma oltre il suo appartamento non può andare perché nel palazzo Ater di via Nora 22, dove vive al secondo piano con la famiglia, non c'è l'ascensore. In queste condizioni la quotidianità di Moreno Colonna e della moglie, Gabriella Trabucco, è davvero difficile da affrontare e sopportare.

C'è un'unica soluzione e cioè il cambio di casa, e la coppia ci spera fortemente, con i due figli. «Ho presentato tre domande di mobilità», spiega la signora Trabucco, «perché vorremmo essere trasferiti in un palazzo con l’ascensore, per ovvi motivi. Mi hanno assegnato il punteggio e sono entrata in graduatoria ma rischia di passare troppo tempo prima che questa cosa si realizzi. Mio marito», prosegue la donna, «da mesi trascorre le sue giornate in casa e non può più uscire neppure per essere sottoposto a visite ed ecografie. Io non ce la faccio più a caricarmelo sulle spalle e a scenderlo in strada, percorrendo due piani di scale, come ho fatto in passato. A causa di questi sforzi mi è venuta la sciatica e mio figlio ha subito un intervento al braccio per cui non possiamo continuare a trasportarlo noi. Non ho neppure la possibilità di far intervenire dei mezzi a pagamento perché io non lavoro e mio marito, che ha 54 anni, ha dovuto lasciare il lavoro quando ha scoperto di essere malato e viviamo con una pensione e con l'indennità di accompagnamento». È un dramma che si ripete, per questa donna. «Mia madre era disabile e, avendo gli stessi problemi, abbiamo chiesto un’altra casa. Poi lei è morta e si è risolto tutto così. Non immaginavo di trovarmi di nuovo con lo stesso guaio», dice con grande dignità ma schiacciata da un profondo disagio. Questa famiglia non sa a chi rivolgersi e confida nella sensibilità degli amministratori comunali: «Avrei voluto incontrare il sindaco Marco Alessandrini ma non mi ha ricevuta», aggiunge la donna. Spegne le sue speranze l’assessore Adelchi Sulpizio, facendo notare che «per la mobilità, cioè per passare da un alloggio all’altro, esiste una graduatoria stilata da una commissione (presieduta da Carmelo De Santis)» e questa famiglia non si trova ai primissimi posti. «La graduatoria è inderogabile e chi ne fa parte deve aspettare il proprio turno. Noi non sappiamo quali sono i tempi e tutto dipende dalle case che vengono via via liberate e che, quindi, possono essere riassegnate. C’è da tener presente che sono pochi gli appartamenti destinati alla mobilità (il rapporto è di uno a 10 rispetto alle case assegnate). E lo Stato non realizza più nulla». ©RIPRODUZIONE RISERVATA