Mali, assalto all’hotel commando fa strage
Un gruppo legato ad Al Qaeda nell’albergo dei diplomatici: 27 morti Salvi gli ostaggi in grado di recitare il Corano, gli altri liberati con un blitz
ROMA. Hanno diviso chi doveva restare in vita da chi doveva morire tracciando il solco con i versetti del Corano. Liberi i musulmani, chi era in grado di recitare il testo sacro dell’Islam. Sotto il tiro delle armi gli «infedeli», destinati al massacro. Una settimana esatta dopo le stragi di Parigi l’incubo rivive a Bamako, capitale del Mali, l’ex colonia francese dove il terrorismo islamista, marciando da settentrione, sta dilagando in tutto il resto del territorio, minacciando intere regioni. All’interno del lussuoso Radisson Blu Hotel, preso d’assalto da un commando jihadista restano i cadaveri di 27 persone.
I corpi sono disseminati ovunque, lungo le scale, dentro le stanze e i corridoi, e con gli ospiti restano a terra, nel sangue, i 13 terroristi (12 secondo altre fonti) che alle prime ore del giorno hanno fatto irruzione dell’albergo al grido «Allah Akhbar», Allah è grande. Dodici corpi vengono contati al piano terra, quindici al secondo piano. Gli assalitori sono «tutti morti», conferma una fonte della missione delle Nazioni Unite nel Paese (Minusma) che ha assistito le autorità e le forze di sicurezza nella gestione della crisi. Altri parlano di due terroristi uccisi. Gli altri corpi sarebbero dunque di viaggiatori e addetti dell’hotel.
Il gruppo nato da Al Qaeda. A rivendicare l’attacco su Twitter è la sigla jihadista al Mourabitoun (“Sentinelle”), fondato da Mokhtar Belmokhtar, ex comandante di Al Qaeda nel Maghreb. È una formazione che di recente si sarebbe unita allo Stato islamico, circostanza che il leader Belmokhtar ha però sempre smentito e che potrebbe indicare una frattura all’interno del gruppo. In serata il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drien conferma che il regista dell’attacco è probabilmente proprio Belmokhtar. Secondo testimoni, i componenti del gruppo tra di loro parlavano inglese.
L’assalto all’alba. Sono le sette del mattino quando il commando riesce a penetrare nell’albergo, una struttura nel cuore della città frequentata da diplomatici e da clientela internazionale in cui al momento dell’attacco sono presenti 170 persone, tra cui 30 dipendenti. Per entrare indisturbati nel perimetro del Radisson gli assalitori usano un’auto rubata con targa diplomatica che non insospettisce la sorveglianza esterna. «L’attacco è stato fulmineo, hanno sparato a tutte le guardie davanti all’albergo» racconta un testimone. Le prime notizie parlano di un gruppo composto da 4-8 terroristi con armi semi-automatiche, il numero esatto sarà confermato più tardi. A cadere per primi sotto i colpi sono due uomini di guardia, poi i terroristi si spostano rapidamente, sparando e uccidendo, verso i piani superiori, fino ad asserragliarsi al settimo piano con un gruppo di ostaggi. L’albergo viene blindato. Per gli ospiti che rappresentano 14 diverse nazionalità (ci sono cinesi, americani, indiani, francesi, compresi equipaggi di Air France e Turkish Airlines) comincia l’angoscia dell’attesa. L’ambasciata americana dirama un allerta chiedendo ai suoi cittadini di restare al sicuro. Il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keito, che a gennaio aveva sfilato accanto a François Hollande dopo la strage di Charlie Hebdo, rientra in fretta dal Ciad ed evoca immediatamente la matrice islamista, condannando «un atto barbaro che non ha niente a che fare con la religione». La Farnesina rassicura: «Nessun italiano coinvolto». Nel Paese sono presenti 15 militari italiani impegnati in tre diverse missioni internazionali, compresa quella a guida Onu.
Il blitz delle forze speciali. Attorno alle 10.30, con l’albergo circondato da un doppio cordone di agenti e militari, le forze speciali entrano in azione. La Francia, che mantiene forti legami con l’ex colonia e che dal 2013 guida un intervento armato nel Paese, fornisce sostegno logistico e di intelligence. L’irruzione porta alla liberazione di decine di ostaggi. Fonti diverse indicano numeri differenti: 50, forse 80. Il ministro della Sicurezza Salif Taore conferma senza dare cifre precise: «Le nostre forze speciali hanno liberato gli ostaggi, 30 sono riusciti a uscire da soli». Tra i salvati c’è anche un popolare cantante della Guinea, Sekouba Bambino.
Poco dopo le 13 scatta il secondo blitz. Tre terroristi sono rifugiati al settimo piano con alcuni ostaggi, i militari avanzano piano per piano. Dal Burkina Faso sono arrivate unità scelte inviate da Parigi, che affiancano i maliani con una task force americana e il supporto dei Caschi blu, mentre Hollande spedisce a Bamako 50 componenti dei reparti d’élite.
Alle 16.30 l’annuncio: tutti gli ostaggi sono liberi, ma l’operazione di “bonifica” dell’albergo prosegue alla ricerca di eventuali terroristi ancora non individuati. Nessun francese né americano resta ucciso. Tra le vittime c’è un cittadino belga. Hollande invita i francesi che si trovano in Paesi a rischio a «prendere precauzioni»: «Non bisogna smettere di vivere ma adesso bisogna dare priorità alla sicurezza».
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