Malore dopo lo sciopero della fame

31 Marzo 2018

La protesta del detenuto rinchiuso in carcere perché non ci sono braccialetti per i domiciliari

PESCARA. Si è sentito male nella cella che condivide con altri sei detenuti, dopo due giorni di sciopero della fame e della sete perché costretto a restare al San Donato, nonostante che dal 19 marzo il Tribunale del riesame dell’Aquila aveva accolto la richiesta di sostituzione della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari. Un alleggerimento di cui, in attesa dell’udienza del 12 aprile, M.P. 53 anni non ancora riesce ad usufruire. E non sa neanche se potrà farlo. Di qui la protesta che ieri è sfociata nel malore che l’ha fatto approdare al pronto soccorso. «È una situazione paradossale», ribadisce il suo legale, l’avvocato Luca Aceto, «potrebbero passare mesi per avere il braccialetto. Il problema è che non solo non c’è il braccialetto, ma non ci sono neanche tempi certi per averlo. E questa incertezza è esasperante. Parliamo di un soggetto che fino a prova contraria è innocente, che da quando è stato arrestato il 28 febbraio non ha avuto ancora modo di dire la sua verità in attesa dell’udienza del 12 aprile, mentre dal 19 marzo, quando il Riesame ha disposto i domiciliari con il braccialetto, deve rimanere comunque in carcere, perché il braccialetto non c’è».
Sulla questione interviene Tim che dichiara «di non avere alcuna responsabilità circa la mancata disponibilità del braccialetto elettronico. Il ministero dell’Interno ha sottoscritto con Tim/Telecom Italia un contratto per la fornitura di 2.000 braccialetti il cui limite è stato raggiungo nel giugno del 2014. L’attivazione di nuove richieste di dispositivi elettronici può avvenire solo a condizione che si rendano nuovamente disponibili apparecchi già in esercizio, sulla base delle indicazioni ricevute dal Ministero dell’Interno». (s.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.