Maltratta la sorella disabile, condannato

22 Febbraio 2024

L’uomo, 65 anni, dovrà scontare 2 anni e 10 mesi. Il giudice: condotta lesiva della libertà e dell’onore del soggetto passivo 

PESCARA. Condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione per un 65ene residente in un piccolo centro del Pescarese, finito davanti al gup per violenza privata e maltrattamenti nei confronti della sorella affetta da un ritardo mentale. Il capo di imputazione stilato dal pm Giuliana Rana è molto esplicito: «... perché, con reiterati atti di violenza fisica e psicologica, maltrattava la sorella convivente affetta da ritardo mentale grave con sovraimposta sindrome ansioso-depressiva, in tal modo sottoponendola a continue sofferenze fisiche ed umiliazioni morali, cagionandole penose condizioni di vita e costringendola a vivere in un clima di paura e insicurezza».
Ma c’è di più, e la procura lo esplicita nell’accusa. Per umiliarla e «ledere la sua integrità fisica e il patrimonio morale della vittima, per futili motivi la percuoteva con violenti calci e pugni, anche al volto»; e ancora, «la minacciava impugnando un coltello da cucina e, dopo averla rincorsa per la casa, le puntava l'arma al collo e la minacciava dicendole: “vergognati, ti sputo in faccia, ti faccio portare all’ospizio... ti faccio portare dove sono i pazzi. Non sai fare niente, sei una invalida, non stai apposto di mente, devi stare in manicomio, sei una stupida». La violenza privata riguarda invece le minacce rivolte a un’altra sorella che avrebbe insultato per poi dirle: «qua non ti devi avvicinare, non ti voglio vedere», costringendola ad allontanarsi dalla casa dove stava la sorella malata, «impedendole di prestare la dovuta assistenza alla sorella anche quale amministratrice di sostegno della donna».
Una situazione insostenibile che fece scattare anche una misura cautelare disposta dal gip nell’agosto scorso (i fatti si verificarono nell’estate 2023). Il giudice parlò di gravi indizi di colpevolezza relativi al reato di maltrattamenti «ai danni della sorella affetta da un grave handicap, avendo l’indagato posto in essere, per un lasso temporale insorto da svariati mesi e protrattosi sino ai nostri giorni, con conseguente innegabile abitualità, condotte tese all’imposizione ai danni della persona offesa di un regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile, con una condotta lesiva dell’integrità della libertà, dell’onore e del decoro del soggetto passivo». E, vista la possibilità di reiterazione del reato, il gip applicò la misura cautelare: «Va sottolineata la gravità delle condotte illecite che si sono perfezionate svariati mesi orsono dimostrando così l’elevata intensità del dolo, inquadrabile in quello intenzionale».
Il difensore, l’avvocato Eugenio Sebastiani Croce, davanti al gup Fabrizio Cingolani ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato concluso con la condanna a 2 anni e 10 mesi e un risarcimento danni di 8.000 nei confronti della parte civile.