Mamma con 2 bimbe sfrattata dal Comune «Non so dove andare»

Un’abusiva di Cappelle lancia un appello al sindaco «Ho paura che mi tolgano le mie figlie, mi serve aiuto»
MONTESILVANO. «Ho due bimbe piccole, nessuno mi dà il lavoro perché sono rom e sono stata anche sfrattata dal Comune di Montesilvano». Una nuova storia di disperazione emerge a pochi giorni dagli sfratti che hanno interessato la palazzina popolare di contrada Pignataro a Cappelle sul Tavo. È quella di Erminia Di Rocco, 35 anni e un marito in carcere, due figlie di 8 e 6 anni: Di Rocco e altre 5 famiglie residenti nello stabile sono state sfrattate dagli alloggi presi in affitto dal Comune nel 1999 e utilizzati come “case parcheggio”. A causa della morosità di alcuni inquilini e della mancanza di requisiti di altri, l’ente ha deciso di riconsegnare l’edificio ai proprietari e risparmiare così 40 mila euro all’anno. A pagarne le spese anche la mamma alla quale in realtà il Comune non aveva mai assegnato la casa ma che l’aveva occupata abusivamente per necessità nel 2013.
All’annuncio dello sfratto, lo scorso 3 ottobre la famiglia ha presentato una richiesta di sanatoria al Comune di Montesilvano e alla commissione Erp del Comune di Pescara, ma nel frattempo la donna e le due bambine sono state sfrattate. «Quel giorno le assistenti sociali del Comune mi hanno detto che per le mie figlie c’era posto nella casa famiglia mentre per me no», racconta Erminia, «e così ho avuto paura che me le portassero via e sono letteralmente scappata, cercando ospitalità un po’ dove capita. Ma non possiamo andare avanti così, non abbiamo soldi, non abbiamo un tetto e nessuno mi dà lavoro perché sono una rom». Una situazione davvero difficile, dunque, quella della famiglia Di Rocco che vive della generosità di amici e conoscenti, ma che rischia di sfociare nell’illegalità per mancanza di alternative.
A chiedere un aiuto al sindaco Francesco Maragno, «come sindaco e come padre di famiglia», è anche l’avvocato della donna Claudia Centorame che, in una nota, evidenziando come la donna è di fatto una senzatetto e che il dire che non c’è posto per lei equivale a dire «arrangiati», o «sfonda una casa occupata» o «per sopravvivere commetti un reato». Parole forti quelle del legale che invita in questo modo il primo cittadino a «cercare di trovare una soluzione a questo caso umano».
Erminia Di Rocco e le sue due bambine avevano occupato la casa di Cappelle sul Tavo nel 2013 dopo essere state già sfrattate dal Comune da un alloggio di via Rimini, occupato abusivamente dalla famiglia anni prima.
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