Manca l’ascensore, inquilini bloccati in casa

16 Maggio 2021

Disabili degli edifici Gescal, ai Colli, non possono uscire. Pettinari: «Ci sono i soldi per gli impianti»

PESCARA. C'è chi non esce di casa anche da sei anni. Chi deve aspettare che i figli vadano a fare la spesa per loro e chi ha dovuto affidarsi a una badante. È la situazione in cui si trovano anziani e disabili che vivono in tre palazzine delle case ex Gescal , ai Colli, imprigionati nelle loro abitazioni.
In via Valle San Mauro, i civici 40, 42 e 44 sono sprovvisti di ascensori. Le palazzine si sviluppano su tre piani, in cui il primo è un rialzato. Quasi tutti gli inquilini dei 18 appartamenti sono anziani e invalidi, alcuni anche al 100 per cento e da anni attendono l'installazione degli impianti che negli altri stabili, invece, sono stati realizzati. Ormai esasperati ieri mattina, affiancati dal vicepresidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, hanno denunciato lo stato di segregazione nel quale sentono di trovarsi. «Siamo figli di nessuno», sottolinea Giovanni Candeloro, 88 anni e residente al secondo piano del civico 42 da 47 anni, insieme alla moglie invalida che ormai non esce di casa da anni. Amelina La Sorsa vive al primo piano dello stesso stabile, dove su sei appartamenti, in 4 ci sono persone con disabilità. Da quattro anni per muoversi ha bisogno di un deambulatore e il suo unico appoggio è il marito Gianni Di Sabatino, invalido al 100 per cento. «Ho due figlie che si alternano per venire a fare la spesa. Io pago regolarmente l'affitto e anzi vanto anche un credito nei confronti dell'Ater, eppure siamo imprigionati».
Qualche portone prima, al 40 c'è Carmina Di Biase, 82 anni, affetta da una seria patologia polmonare. «Mia madre», racconta la figlia Stella «fa ossigenoterapia h24. Sono anni che non può uscire. Ogni volta che ha bisogno di qualche visita sono costretta a richiedere la domiciliare, con costi aggiuntivi». Al numero 44 le problematiche sono le stesse. «Sono cardiopatica», rivela Rosa Rita Legnettino, che vive al terzo piano insieme alla madre 90enne, ipovedente. «Con la mia patologia fare 55 gradini è pesante. Figuriamoci se devo salire con una cassa d'acqua. Negli altri palazzi in base all'invalidità sono stati costruiti gli ascensori e invece noi siamo in attesa».
I fondi per la realizzazione degli impianti ci sono. «In sede di bilancio regionale, è stato stanziato un contributo da 150mila euro», ricostruisce il consigliere pentastellato Pettinari, «ma non è ancora stato trasferito all'Ater, per problemi di rimodulazione delle risorse. I progetti sono pronti e con un intervento di pochi mesi gli ascensori potrebbero essere installati. È inaccettabile che a un passo dalla soluzione del problema, per una pratica bloccata nell’ufficio di qualcuno, anziani e disabili non possano vedere finalmente abbattute quelle barriere architettoniche che li costringono in casa da anni».
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