Mancini: «Aggiunti al San Massimo servizi non previsti»

22 Aprile 2017

PENNE. Il general manager della Asl di Pescara, Armando Mancini, ha fatto il punto sull'ospedale San Massimo di Penne. Un chiarimento necessario anche per rispondere al sindaco di Penne, Mario...

PENNE. Il general manager della Asl di Pescara, Armando Mancini, ha fatto il punto sull'ospedale San Massimo di Penne. Un chiarimento necessario anche per rispondere al sindaco di Penne, Mario Semproni, che ha pubblicamente affermato di non aver votato l'atto aziendale che riorganizzerà la rete ospedaliera pescarese. «Il San Massimo è stato classificato, in base ad una legge (il Dm 70 del 2015), che il sindaco Semproni sarebbe tenuto a conoscere, tra gli ospedali di zona disagiata. Questa tipologia di ospedale deve garantire un’attività di Pronto soccorso, un supporto attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta e vi possono essere indicativamente un reparto di 20 posti di medicina generale, una chirurgia elettiva ridotta che effettui interventi in day surgery o week surgery, con possibilità di appoggio nei letti di medicina, e un pronto soccorso integrato nella struttura complessa del Dea di Pescara».

Questo, insomma, in base al decreto Lorenzin, sarebbe spettato al presidio pennese dopo la classificazione di ospedale di area disagiata. «Con il Dca 79 del 2016», continua Mancini, «il San Massimo ha mantenuto ulteriori strutture a tutela di una così vasta area di utenza: le unità di otorino, diagnostica endoscopica gastroenterologica, ginecologia. «In sede di atto aziendale», spiega ancora Mancini, «tenendo conto dell'importanza strategica dell'ospedale di Penne, siamo riusciti a incrementare ulteriormente i reparti e sono stati aggiunti artroscopia e traumatologia, lungodegenza, anestesia e terapia intensiva post operatoria».

Insomma, per il general manager della Asl di Pescara è stato fatto il massimo per il San Massimo, forse anche di più. La realtà, però, è che attraverso le politiche nazionali e regionali, negli ultimi dieci anni, l'ospedale di Penne è stato privato pezzo dopo pezzo, tassello dopo tassello, di elementi importanti che, a oggi, lo hanno ridotto a non avere quei numeri necessari per non essere classificato come ospedale di area disagiata.

Numeri che nel tempo, tanto per fare qualche esempio, hanno portato alla chiusura del punto nascite e al ridimensionamento della palestra riabilitativa dell'ospedale, che un tempo contava sui 11 fisioterapisti e oggi solo su tre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA