Mancini: pronto a guidare la Asl

13 Dicembre 2015

Il direttore della Stroke unit, dopo l’addio di D’Amario, mette d’accordo anche D’Alfonso e Paolucci

PESCARA. «Io, verso la fine del 2014, ho fatto la domanda per essere inserito tra gli idonei a dirigere le Asl. Adesso, non sta a me decidere ma alla Regione. Però, questa possibilità c’è». Armando Mancini, 65 anni, neurologo e primario della Stroke unit dell’ospedale di Pescara, un passato da assessore al Traffico nella prima giunta del sindaco Pd Luciano D’Alfonso tra il 2003 e il 2008, è il possibile successore di Claudio D’Amario. Per Mancini, non è un’ambizione fare il direttore generale: «Possibilità», precisa lui, segno che mancherebbe soltanto la firma a certificare una decisione già presa. Su Mancini c’è già l’accordo tra D’Alfonso e l’assessore Pd alla Sanità Silvio Paolucci.

D’Amario, 57 anni di Francavilla, rimasto al comando della Asl per quasi 7 anni, più di un amministratore eletto dai cittadini, assumerà l’incarico di subcommissario alla Sanità in Campania. Quella di D’Amario è un’uscita di scena anticipata: il manager, nominato nel 2009 dall’allora governatore Gianni Chiodi , era stato riconfermato dallo stesso Chiodi con un contratto blindato fino al 2017. Per il dopo D’Amario, Mancini è un professionista che mette d’accordo il centrosinistra. Almeno per ora e a meno di colpi di scena dell’ultima ora. «Ma la sostituizone di D’Amario non sarà immediata perché, prima di andare via, avrà questioni tecniche da sbrigare. E poi, la Regione avrà i suoi tempi, sempre tecnici, per valutare la sostituzione. Di certo», dice Mancini, «non ci sono stati incontri. Insomma, si vedrà».

Ha fatto l’assessore al Traffico in una città segnata dalle code e ha dovuto fronteggiare proteste su proteste fino a un’aggressione per un cambio di senso unico. Adesso, dovrebbe guidare la Asl in un momento di transizione dopo i tagli: sembra che, per Mancini, incarichi comodi non siano disponibili. È l’uomo chiamato a risolvere problemi: «Spetta alla Regione decidere chi guiderà la Asl. Questa scelta si inserisce sicuramente in un discorso più ampio che va a toccare anche il progetto della Asl unica Pescara-Chiet. Ecco perché dico che chiunque guiderà la Asl lo farà in una fase di transizione sia regionale, perché ci avviciniamo a uscire dal commissariamento, che nazionale, perché ci sono nuove leggi che ridisegnano la rete ospedaliera italiana e anche l’Abruzzo dovrà adeguarsi». Ma sarebbe più difficile fare l’assessore o il direttore generale? «Tutti i compiti sono difficili, amministrare beni pubblici è impegnativo e richiede lavoro, studio, attenzione. Specie in un campo delicato come la sanità», risponde il neurologo.

Mancini è gentile e anche diplomatico, ma un’idea di come gestirebbe la Asl, in fondo, ce l’ha: «Se la Stroke unit ha fatto un buon lavoro – nel 2015 abbiamo fatto 38 trombolisi che sono tante – il merito è stato del lavoro di squadra, dagli infermieri ai medici. Non è un uomo solo al comando che fa la differenza. Sicuramente, non sono sempre rose e fiori ma lavoriamo collaborando con gli altri ospedali, Chieti, L’Aquila, Avezzano e Lanciano, senza gelosie di parte e in un clima disteso. È una rete che funziona e questa mi sembra che sia la normalità».

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