Mandati al bar per liberare l’aula
L’avvocato Reboa: senza quella pausa forzata non sarebbe successo
PESCARA. L’udienza preliminare di ieri sul disastro di Rigopiano, dove il 18 gennaio 2017 una valanga ha distrutto il resort di lusso causando 29 vittime, doveva servire per definire le posizioni delle parti civili che nella precedente udienza del 16 luglio scorso avevano depositato le loro richieste. Erano 110 e ieri sono salite a 115 con l’aggiunta dell'associazione Acu e della famiglia di Giancaterino: quest’ultima costituzione rivolta contro tutti gli imputati (ne sono 25, tra Regione, Provincia, Prefettura, Comune di Farindola e proprietà dell'hotel, accusati a vario titolo di omicidio e lesioni plurime colpose, disastro colposo e altri reati urbanistici) con la logica esclusione dello stesso Giancaterino. Ma non è stato possibile portare avanti la discussione, per arrivare alla loro ammissione, per l’aggressione all’imputato Giancaterino. Un rinvio dovuto, al quale nessuno si è opposto tra accusa, difesa e parti civili, ma che qualche polemica ha provocato, per il fatto che l’udienza, prima dell’aggressione, era stata sospesa per un’ora per consentire la discussione di un altro processo. «Quello che è successo oggi non sarebbe successo se il processo non fosse stato sospeso», afferma l'avvocato Romolo Reboa che assiste molte delle parti civili. «Chi gestisce un tribunale dovrebbe sapere che far venire 29 famiglie di vittime, una serie di imputati, sospendere e mandare tutti al bar per fare un altro processo può creare instabilità. Determinati processi richiedono delle cautele. C’è una situazione di difficoltà oggettiva».
Al termine dell’udienza l’avvocato Nicolò Baldassarre del Comitato vittime prende le distanze dall’aggressione: «La persona che ha aggredito non fa parte del Comitato. Il Comitato la giustizia la ricerca nelle aule del tribunale non fuori. La disperazione è comune a tutti i familiari delle vittime, ma non ci può essere giustificazione perché così si ritarda quello che vogliono tutti: verità e giustizia». (m.cir.)

