Manifesti funebri e luci spente: la movida chiude per protesta

Da ieri niente tavolini in piazza Muzii. I gestori dei locali pronti a manifestare oggi pomeriggio: «Si sottovaluta il fatto che diamo posti di lavoro e non si è trovato un punto d’incontro con i residenti»
PESCARA. La piazza sgombra dei tavolini che solitamente arredano dalle 17 in poi, tutti i giorni. Sulle vetrine, ma anche su panchine ed aiuole, una distesa di manifesti a lutto che annunciano la scomparsa della «Città di Pescara», pianta dai «titolari delle attività, camerieri, barman, cuochi e il personale tutto».
Così una quarantina di esercenti di piazza Muzii e vie limitrofe, compatti, hanno deciso di protestare. Nella settimana di Carnevale hanno scelto di fermarsi, di chiudere per due giorni, lasciando la città senza uno degli organi vitali per l’economia e la sua dinamicità. «A Pescara dopo la mezzanotte c'è ancora il coprifuoco nelle vie del centro», scrivono su un altro manifesto. «L’ennesima ordinanza del sindaco rischia di dare il colpo di grazia a un distretto già in difficoltà».
«La cosa che ci interessa sono le ordinanze sull’orario che non sono più tollerabili, e poi la mancanza totale di programmazione dell'amministrazione che sta facendo morire la città, a prescindere da questa legge uscita così improvvisamente», commenta una dei gestori, Sara Di Blasio.
Il riferimento è alla norma nazionale del 2001 che impone il divieto di somministrazione e consumo di bevande alcoliche nelle aree pubbliche dopo la mezzanotte, più volte sollecitata dai residenti del comitato Tranquillamente Battisti, e che è finita al centro del dibattito, dopo che il prefetto ha inviato una comunicazione alle forze dell’ordine sulla sua applicazione. Per esercenti e associazioni di categoria la norma sarebbe invece superata da aggiornamenti del codice della strada, non sarebbe applicabile nelle pertinenze esterne e andrebbe in contrasto con le indicazioni anti Covid. In attesa di chiarimenti che arriveranno dal governo, i locali stanno rispettando la legge e infatti su alcune vetrine è affissa la comunicazione di interruzione del servizio all’esterno, alle 24, e di prosecuzione all’interno.
«Noi a mezzanotte stoppiamo il servizio fuori», continua Di Blasio, «e proseguiamo dentro, ma se ne vanno tutti perché la movida si sta spostando a Chieti che una volta veniva chiamata la città camomilla, mentre Pescara, che era la città del turismo, è diventata fantasma. Questa amministrazione non ha trovato un punto di incontro tra noi e i residenti. La cosa che viene sottovalutata è che i nostri locali rappresentano posti di lavoro, con famiglie che vivono grazie ad essi». La protesta va avanti oggi, alle 18, con un funerale simbolico a cui parteciperanno titolari, camerieri, barman, cuochi e fornitori, ma sono già diverse le attività della zona che stanno per chiudere definitivamente e sono pronte a trasferirsi altrove. Soprattutto a Pescara vecchia. «Siamo nel pieno della crisi», aggiunge Mario Palladinetti, referente per Confartigianato della zona. «È come per il coronavirus: quando ci si ammala prima c'è il reparto Covid e poi il rischio di terapia intensiva. Ecco, tante attività ormai sono intubate. Se parliamo di legge, allora ci venga data la possibilità di lavorare dentro i nostri locali fino alle 3, come dice la norma. La solidarietà che stiamo ricevendo anche dagli altri settori del commercio è un importante messaggio: da quando è cominciata la crisi per noi, il contraccolpo viene subìto anche dagli altri. È una filiera, siamo tutti collegati. Il nostro obiettivo è lavorare e non fare il braccio di ferro con nessuno».

