Manzoli: i dati sono buoni Siamo fuori dall’emergenza

Parla l’epidemiologo che studia l’andamento del virus e lancia segnali positivi «L’età media di mortalità si è alzata e decine di comuni non hanno più casi»
PESCARA. «L’età media dei pazienti Covid deceduti è passata dai 77 agli 85 anni. Sotto i 50 anni il rischio di mortalità è davvero molto basso, sotto i 30 è vicino allo zero. Negli ultimi dieci giorni in Abruzzo la media di morti con Covid è di 4-5 al giorno. Se consideriamo il numero dei decessi anche per altre patologie, i dati ci dicono che siamo entrati in una fase post emergenza. Certamente non è tutto finito: ci vogliono prudenza e rispetto delle regole per tornare a una vita quasi normale, ma i dati sono molto migliorati».
A parlare è il medico epidemiologo Lamberto Manzoli, che sta studiando i dati dell’andamento della pandemia da Covid-19 in Abruzzo per conto dell’Agenzia sanitaria regionale diretta da Alfonso Mascitelli, della quale è anche responsabile del registro tumori regionale. Manzoli, dati e studi alla mano, analizza la situazione epidemiologica in corso, dando segnali di fiducia e ottimismo.
Professor Manzoli, a che punto siamo in Abruzzo?
«La situazione sta migliorando molto. Tutti sappiamo che il numero degli infetti e dei morti è diminuito. Ci sono tuttavia altri dati positivi: si è alzata l’età media dei decessi. All’inizio eravamo intorno ai 77 anni, ora siamo a 85. Un altro dato importante è che negli ultimi 20 giorni si sono ridotti enormemente i decessi sotto i 60 anni, che sono quasi a zero. Evidentemente, le strutture sanitarie sono migliorate nella terapia e nell’organizzazione».
Come vanno letti questi dati?
«Ci dicono che la fase emergenziale è oggi superata. In Abruzzo ci sono un milione 300mila abitanti. Secondo i dati Istat, negli ultimi 5 anni la media annuale dei decessi è stata di 15.000, pari a 41 decessi al giorno. Negli ultimi dieci giorni in Abruzzo abbiamo avuto una media di 4-5 morti Covid. Certamente è un dato negativo, ma tra questi decessi ci sono i morti per e con Covid, cioè persone che sono decedute solamente per effetto del coronavirus, ma anche persone molto anziane, che avevano già patologie gravi, che si sono aggravate con il virus».
Quali sono i soggetti più a rischio?
«Il virus è estremamente pericoloso per chi ha più di 70 anni, ma nelle persone più giovani la mortalità è più bassa. In particolare, nelle persone al di sotto dei 40 anni, la letalità è molto bassa. I dati vanno letti con cura».
Quali sono i parametri per avere una corretta informazione sull’andamento della pandemia?
«Il numero degli infetti è importante ma non basta a darci un quadro della gravità. Occorre sapere se queste persone hanno un alto rischio di conseguenze gravi o no. L'età, lo abbiamo detto, ma ad esempio anche l'obesità è un fattore di rischio importante. Un parametro particolarmente importante è il numero di nuovi ricoveri in terapia intensiva. Anche il numero dei decessi, ovviamente importante, dev’essere interpretato sapendo che è disallineato: si riferisce a persone che hanno contratto l'infezione in media 10 giorni prima».
Perché Pescara è la provincia più colpita del centro-sud?
«Concordo con quanto ha detto il professor Giustino Parruti. In città c’è una mobilità elevata, che ha portato a scambi molto frequenti. Per patologie con questo tipo di trasmissione, è noto che nei luoghi con più alta densità di popolazione, e più collegamenti, ci siano più casi. Può aver giocato un ruolo il forte collegamento con Milano e Bologna. Che densità di popolazione e livello di scambi siano parametri molto importanti lo si è visto anche in Emilia Romagna: a parte le province limitrofe alla Lombardia, Bologna è stata la città più colpita».
È favorevole alle riaperture delle attività?
«Con i dati che abbiamo ora in Abruzzo, ritengo corretto ripartire. Nella nostra regione, negli ultimi 10 giorni, ci sono state decine di comuni che hanno avuto zero contagi. Certamente, perlomeno in questi comuni, sarebbe eccessivo persistere in un lockdown completo che non è privo di conseguenze negative sulla salute dei cittadini. Non è facile trovare un bilanciamento ottimale, ma i dati attuali vanno in questa direzione».
Il 7 maggio era previsto che l’Abruzzo toccasse la quota degli zero contagi. Ci sono, però, ancora dei casi.
«È impossibile pensare di arrivare a zero contagi in tempi così stretti, il virus è molto contagioso. Per arrivare a zero, dovremmo chiuderci dentro casa per chissà quanto tempo. Peraltro, va considerato che i tamponi hanno anche una piccola percentuale di falsi positivi, cioè persone che risultano essere infette anche se non lo sono. Per quanto questa percentuale sia piccola, se si fanno 1000 tamponi al giorno, ci sono almeno una decina di falsi positivi. Per cui, se anche non ci fossero più infetti - e non è così - con questo metodo di diagnosi continueremmo ad avere qualche decina di positivi al giorno. Questa non è una critica ai test attuali, tutti i test diagnostici hanno un margine di errore. Speriamo che nel futuro, con i test sierologici, la diagnosi sia ancora più precisa».
Quali sono le raccomandazioni per la fase 2?
«La distanza sociale è la regola principale da rispettare, anche più dell’uso delle mascherine, che è obbligatorio nei luoghi chiusi. Non ci sono evidenze, invece, sull'utilità dei termoscanner, se non nei luoghi a massimo rischio, come i pronto soccorso. La metà delle persone infette non ha la febbre. I termoscanner sono già stati usati in massa per i controlli agli aeroporti, con risultati non entusiasmanti».
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