Mappa delle valanghe D’Alfonso: nel 2018 il piano sarà completo

7 Febbraio 2017

Annuncio del presidente dopo i sequestri in Regione «Partiremo subito con i primi 8 mila ettari di montagna»

PESCARA. Dopo i sequestri di atti in Regione per la Carta del rischio valanghe mai approvata in 25 anni, ecco le promesse su Facebook. E a parlare è il presidente Pd della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso che annuncia il primo passo per censire le aree pericolose della montagna. Si comincia con i primi 8 mila ettari, ma il governatore assicura che «nel 2018» la mappa delle zone a rischio sarà completata. Una promessa che arriva, cronologicamente, dopo la tragedia dell’Hotel Rigopiano del 18 gennaio scorso e con un’inchiesta aperta per i 29 morti intrappolati tra neve e macerie.

L’annuncio di D’Alfonso arriva il giorno dopo un articolo del Centro in cui si riporta l’attività di carabinieri e della forestale che hanno sequestrato, in Regione, gli atti sulla Carta del rischio valanghe rimasta in sospeso da sempre: è un documento che la Regione avrebbe dovuto approvare a partire dal 1992, anno di una legge regionale intitolata «Norme per la previsione e la prevenzione dei rischi da valanga», ma non è stato fatto. Soltanto nel 2014, con la giunta di Gianni Chiodi, la Regione ha fatto un passo con la stesura del Catasto storico delle valanghe, un elenco dei fenomeni che parte dal 1957. Un elenco che riporta, proprio per la zona di Rigopiano, tre valanghe tra il 1999 e il 2005 (altre 7 negli stessi anni tra Farindola e il comune confinante di Arsita). Ma il passo successivo, quello che avrebbe dovuto fotografare le aree a rischio slavine, non è stato fatto. E ora questa «omissione» è uno dei fronti dell’inchiesta aperta per omicidio plurimo colposo e disastro colposo. Agli atti dell’inchiesta c’è anche un esposto del Forum H2O che parla proprio di «omissione» della Regione.

Secondo gli inquirenti, se la Carta del rischio valanghe non fosse stata ignorata per troppo tempo, il Comune di Farindola avrebbe avuto di certo un elemento in più per valutare la pericolosità del canalone a monte dell’Hotel Rigopiano.

Dopo l’articolo e dopo un commento sulla sua pagina Facebook – «Come mai in 25 anni l’Abruzzo non ha visto approvato un piano valanghe?», ha scritto un cittadino a D’Alfonso –, la politica risponde via social: «25 anni fa, come è noto, non c’era l’attuale giunta che è in carica da 30 mesi», premette Andrea Catena, esponente Pd dello staff di D’Alfonso. Poi, la presa di posizione di D’Alfonso in persona: «Il Catasto storico è stato redatto ed adottato nel 2014; a valle abbiamo “diagnosticato” i primi 8 mila ettari di terreno di montagna con ripetitività di valanghe; per il 2017 mi assicurano gli uffici avremo altri 8 mila ettari e nel 2018 concluderemo l’attività conoscitiva delle possibili valanghe, incrociando dati storici e geomorfologia delle pendenze. Per ogni porzione di suolo di montagna da “esaminare”», dice il presidente, «occorrono 12 mesi tra procedura contrattuale e attività cognitiva tecnica». (p.l.)

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