«Marchionne il genio Prendeva tutti dieci»

I compagni di classe si riconoscono nella foto di 57 anni fa scattata a Chieti Anche il Tg1 fa un servizio sull’immagine in bianco e nero trovata dal Centro
CHIETI. «Questa foto mi ha spezzato il cuore». Comincia così la telefonata al Centro di Rossano Antonicelli, storico arbitro teatino nelle sfide di basket e calcetto nel campo della villa Comunale, e compagno di classe alle elementari Nolli di Sergio Marchionne, il grande manager abruzzese, che ha salvato la Fiat, nato a Chieti il 17 giugno del 1952 e morto a Zurigo mercoledì scorso.
Ma se cercate il suo certificato di nascita non lo troverete più. Lo conferma il sindaco, Umberto Di Primio, che ieri ha provato a farlo, senza riuscirci, dopo aver disposto di mettere a mezz’asta il tricolore all’ingresso del Comune.
LO RICONOSCE. Le origini teatine di Marchionne sono quindi racchiuse nella fotografia in bianco e nero scattata 57 anni fa, all’inizio dell’anno scolastico, pubblicata ieri dal Centro e su cui il TG1, nella edizione delle 20, ha fatto un servizio. «Riconosco Sergio», dice commosso Antonicelli, ex account manager di Telecom Italia che ora vive a Lanciano. «Marchionne è alla destra del maestro, è identico a com’era da grande. Io sono il secondo, da sinistra, nella terza fila. Ma riconosco anche Luciano Gentile, che è davanti al maestro, poi ci sono Fasoli, Finocchietti, Rotunno, Berardi, che ha giocato nel Pescara, Pettine e Di Paolo. Sergio però era il migliore di tutti», sottolinea Antonicelli, «il più bravo della classe che prendeva sempre dieci. Con lui giocavo a pallone oppure ci sfidavamo a “ciucculett” con i tappi di bottiglie e con le “carrette” lungo via Toppi e via Arenazze. Santa Maria era il suo regno. Marchionne abitava in via Galiani 66, al terzo piano di palazzo Mezzanotte, era molto amico di Pino La Cioppa, scomparso poco tempo fa. Tanto e poco: quegli anni bellissimi li ricordo con due parole», conclude, «ci siamo voluti bene tanto, perché una volta era così; ci divertivamo con poco in mitiche sfide tra i quartiere di Santa Maria e Sant’Agata, io, Sergio e gli altri compagni di classe».
LO FACEVA COPIARE. «Dei trenta alunni della terza elementare che nel 1961 frequentavano la Nolli, Sergio e io eravamo compagni di banco e ci divertivamo a giocare a pallone e a fare delle sostanziose merende da veri golosi», racconta invece all’Ansa e al Centro, Luciano Gentile, che ci ha dato la foto di oltre mezzo secolo fa scattata nella scuola elementare dietro al Teatro Marrucino chiusa ormai da anni.
«Sergio era il primo della classe», conferma Gentile, «ma non si montava la testa né faceva pesare agli altri la sua bravura, anche se aveva tanti dieci in pagella: per questo il maestro Antonio Viola lo aveva nominato capoclasse e lo voleva sempre vicino a lui nelle fotografie di classe. Già da allora si capiva che era uno capace di prendere le redini e di guidare gli altri, ma sempre senza essere borioso. Era anche il mio amico del cuore che spesso mi lasciava copiare», rivela Gentile, «e gliene sono stato sempre riconoscente».
«Ricordo che eravamo entrambi golosi», dice sorridendo, «golosi di castagne arrostite che andavamo a comprare in piazza Trinità. A volte ci scambiavamo anche i panini della merenda che portavamo a scuola. Una volta gli piacque moltissimo il mio panino con la salsiccia in cambio del quale mi diede il suo panino con un quadrato di cioccolata. Volentieri veniva a casa mia il pomeriggio a fare merenda dopo la partita di calcio. Ricordo anche quando andai a casa sua in via Galiani per scambiare le figurine: mi sembra che già tifasse per la Juventus, ma potrei ricordare male».
IL RAMMARICO. Ma da allora Gentile non ha più rivisto il suo compagno di banco.
«Tranne una volta», si corregge, «durante la processione del Venerdì Santo a Chieti. Lui era tra la folla, ma non potei fermarmi ad abbracciarlo perché io sono un cantore del coro. Quando ho saputo dalla televisione che grande manager era diventato, sono stato orgoglioso. Se lo meritava. E sapendo che c'era lui alla Fiat», conclude, «ho acquistato ancor più volentieri l'ultimo modello della Cinquecento. Avrei tanto voluto rivederlo. Mi resta il rammarico di non essere riuscito a farlo».
TARGATA CH. C’è infine un altro pezzo di teatinità e di Abruzzo nelle fotografie con il manager scomparso: una Fiat 500 rosso Ferrari targata Chieti, il regalo fatto a Luca Cordero di Montezemolo. Questo era Sergio Marchionne.

