Marcinelle 67 anni fa: quei 262 lavoratori morti nella miniera

8 Agosto 2023

Uccisi dall’incendio causato da una scintilla nelle viscere della terra Oggi la cerimonia in Belgio con una delegazione sindacale abruzzese

PESCARA. Marcinelle 67 anni dopo. Negli occhi di Urbano e Nunzio c’è ancora l’immagine del disastro. Erano le 8.10 dell’8 agosto 1956 quando nella miniera di carbone Bois du Cazier l’inferno si scatena. L’incendio, causato dalla combustione d'olio ad alta pressione innescata da una scintilla, si sviluppa nel condotto d'entrata d'aria principale, riempie di fumo tutto l'impianto sotterraneo, e provoca la morte di 262 persone delle 275 presenti, di cui 136 immigrati italiani.
Urbano Ciacci di Fano e Nunzio Mancini di Manoppello sono gli ultimi sopravvissuti di quella mattina terribile che oggi l’Abruzzo e il Belgio commemorano, stretti in un unico abbraccio. A Marcinelle la cerimonia ci sarà alle 8.10 in punto, ora della tragedia. E i contemporanea i rintocchi delle campane risuoneranno e i nomi dei morti saranno scanditi anche nel paese della Val Pescara che ha pagato in prezzo più alto in termini di vite umane.
Sessanta furono le vittime abruzzesi, 23 delle quali erano minatori di Manoppello e gli altri di Lettomanoppello, Turrivalignani e Farindola. Città martiri, luoghi simbolo di una memoria collettiva che va rievocata e documentata ogni anno, e per sempre, per non dimenticare quel maledetto 8 agosto del ’56. Con questo obiettivo, già da ieri una delegazione sindacale abruzzese della Cgil, guidata dal segretario generale Carmine Ranieri, è a Marcinelle dove ha incontrato Ciacci, che vive in Belgio, e con lui ha visitato i luoghi del ricordo. La stesso ha fatto l’Ugl Abruzzo, con la segretaria Gianna De Amicis.
La memoria di Urbano torna a quel giorno, a quell’ora e a quell’attimo. Lavoravano nelle viscere della terra, i minatori italiani, per guadagnare 2.451 lire al giorno, poco più di un euro e 24 centesimi di oggi.
Il Belgio si era ritrovato con poca manodopera disponibile soprattutto per il lavoro in miniera. Il 23 giugno 1946 fu così firmato il "Protocollo italo-belga" che prevedeva l'invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. E nacquero ampi flussi migratori verso quel Paese, uno dei quali, il più importante, partiva dall’Italia e dal nostro Abruzzo. Nel 1956, fra i 142.000 minatori impiegati, 63.000 erano stranieri e fra questi 44.000 italiani.
Il "pozzo I" della miniera di Marcinelle è quello della strage. Era in funzione dal 1830, con scarsa manutenzione e poca sicurezza. Quel pozzo serviva anche da canale d'entrata per l'aria. Alle 8,10, uno dei due ascensori, nella risalita con un carico di carrelli di carbone, urta in una sbarra metallica di sostegno che, a sua volta, trancia una condotta d'olio a pressione, i fili telefonici e due cavi in tensione, di 525 volt.
Tutti questi eventi insieme provocano un imponente incendio che si sviluppa nel pozzo di entrata dell'aria.
Il fumo raggiunge in poco tempo ogni angolo della miniera, a 957 metri di profondità. Ma l'allarme viene dato solo alle 8,25. Ad uccidere i lavoratori non è il fuoco, ma il fumo. Muoiono per asfissia quei martiri dal volto annerito dal carbone e scavato dalla fatica. Il minatore Bohen, prima di cadere esanime, fa in tempo ad annotare nel suo taccuino "je reviens de l'enfer": io ritorno dall'inferno.
Il 22 agosto 1956, alle 3 di notte, dopo la risalita, uno di coloro che da due settimane tentavano il salvataggio dichiarò in italiano: «Tutti cadaveri». Solo 13 minatori sopravvissero al disastro.
Il processo in primo grado si celebrò a Charleroi dal 6 maggio al primo ottobre del 1959. Le 166 parti civili erano assistite da un pool di avvocati ma la fase del dibattimento si trasformò in una battaglia tra periti, che decisero il verdetto. Alla fine, i cinque imputati furono tutti assolti.
In appello, a Bruxelles, ci fu una sola condanna, quella di un ingegnere, a 6 mesi, con la sospensione condizionale della pena, e una multa di appena 2.000 franchi belgi. La società Bois du Cazier venne invece condannata a pagare una parte delle spese e a risarcire, per 3 milioni di franchi, solo gli eredi delle due vittime che non erano loro dipendenti. Fu presentato anche ricorso in Cassazione che però rinviò la causa. Finché, il 27 aprile 1964, la vicenda giudiziaria si chiuse con un accordo tra le parti.
Cosa ci lascia Marcinelle oltre al lutto, al dolore e a una giustizia negata? Da quei 262 morti cominciò la storia di assistenza, tutela e difesa dei lavoratori italiani all’estero. E oggi ricordare i martiri della miniera Bois du Cazier serve per rafforzare un impegno che è lo stesso di allora.
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