Marcinelle, il nome della vittima svelato dal Dna dopo 67 anni

È Dante Di Quilio, un minatore di Alanno emigrato in Belgio con la famiglia e morto nell’esplosione La figlia Dantina: «Non l’ho mai conosciuto e ora finalmente l’ho trovato. Un’emozione molto forte»
ALANNO. «Ho cercato mio padre per 67 anni, non l’ho mai conosciuto perché io sono nata un mese dopo la sua morte. Ora, finalmente, l’ho trovato ed è stato come incontrarlo per la prima volta. Sapere che era stato identificato è stata una emozione molto forte». Il cuore di Dantina Di Quilio, nata a Marcinelle nel 1956, scoppia di gioia quando le autorità belghe del museo del Bois du Cazier, incaricate del prelievo dei Dna (avvenuto nel giugno 2022) dei familiari delle vittime senza nome (17 quelle inumate nel cimitero di Marcinelle per tutti questi anni) le comunicano di aver individuato la salma di papà Dante, originario di Alanno, minatore emigrato in Belgio nel 1952, inghiottito a 27 anni dai pozzi della miniera sprofondata dopo l'esplosione.
La madre di Dantina, Chiarina Rulli, di Manoppello, scomparsa il 4 giugno scorso a 98 anni, era quasi impazzita di dolore. «Era incinta di me all’ultimo mese e aveva altri due bimbi piccoli, Ottavio e Lucio da accudire», racconta Dantina, dipendente scolastico in pensione che vive a Milano col marito pescarese Enrico Ferri e i figli Jacopo e Luca. «Era disperata, lo ha cercato per settimane ma quando la salma è riemersa da quell'inferno non è stato possibile riconoscerla. Mio padre aveva la stessa divisa dei colleghi, solo il fratello di 21 anni è stato identificato grazie ad una catenina. Dopo 4-5 anni tornammo a Manoppello nella casa di piazza Grande che i miei avevano messo su con fatica, mandando i soldi alla famiglia poco per volta». Mamma Chiarina le raccontava che «era un uomo bello e sportivo, amante della bicicletta che i suoi gli avevano regalato dopo aver venduto un terreno, e sognava di tornare a vivere a Manoppello». La catastrofe ha interrotto i progetti di Dante Di Quilio che continuerà a riposare nel cimitero di Marcinelle. «È giusto che rimanga nel posto migliore per lui».
La ricerca delle vittime senza nome, e la richiesta di identificazione, «è partita da un molisano che non si è rassegnato all'assenza di suo padre: lui non l’ha ancora trovato ma ha messo in moto l'iter che ha condotto all’identificazione dei primi quattro, tra cui mio il mio papà».
Nino Di Pietrantonio, 76 anni, presidente dell'associazione vittime del Bois du Cazier, commenta amareggiato che «a distanza di anni c'è ancora tanta rabbia nei confronti delle autorità belghe. Io ho perso mio padre che aveva 40 anni ed era stato mandato alla miniera come oggi vengono in Italia questi poveracci che scappano dall'Africa, per la fame». Davide Castellucci, presidente dell'associazione Marcinelle, auspica che «il prossimo riconoscimento ufficiale sia quello di un altro manoppellese, Edoardo Romasco, e che questa volta collaborino anche le autorità italiane».

