Marcinelle, quel funerale di 62 anni fa

25 Novembre 2018

L’addio alle vittime abruzzesi si tenne in cattedrale a Pescara. Lo storico Di Giangregorio svela quali furono i risarcimenti

La sera del 26 novembre del 1956 giunsero a Pescara le prime salme dei minatori abruzzesi periti nell’incendio della miniera di Marcinelle (Belgio) l’otto agosto dello stesso anno.
Le bare furono portate nella Cattedrale di San Cetteo, e la cerimonia funebre si svolse il giorno successivo. Il ricordo dell’avvenimento e la commemorazione avverrà domani a Turrivalignani, dove si tiene anche un convegno al quale parteciperà, tra gli altri, l’Arcivescovo di Chieti e Vasto, Monsignor Bruno Forte.
All’Archivio Centrale dello Stato, dal 2016, è possibile consultare il fondo denominato “Ministero della Previdenza Sociale. Ufficio Servizi Sociali. Servizio per l’avviamento e la tutela dei lavoratori Emigranti. Sciagura mineraria di Marcinelle 8 agosto 1956”, nel quale per la prima volta si è presa visione della documentazione contabile (versamenti e prelevamenti) della Banca Nazionale del Lavoro. Altri documenti si trovano nel fondo “Soccorsi in Belgio a Sarno e Metz - elenco settimanale - cappella funeraria a Manoppello - busto del minatore - premi ai soccorritori; - Soccorsi distribuiti tramite il Consolato Generale di Charleroi; - Trasporto salme in patria; - Sussidi straordinari per vittime miniere del Belgio ma non perite a Marcinelle”.
Il 9 agosto il Monte di Bologna versò un milione di lire nel «Fondo per i soccorsi alle famiglie delle vittime delle miniere del Belgio», istituito presso il Ministero del Lavoro, al quale si aggiunsero, nei due giorni successivi, i contributi della Banca Nazionale del Lavoro, del Banco di Napoli, del Credito Italiano, del Banco di Roma e della Banca Commerciale Italiana.
Questi istituti di credito devolvettero un ammontare di 5 milioni ciascuno. L'afflusso di denaro continuò fino al 1962. Tra i contributi più sostanziosi ci furono i 18 milioni della Fiat, i 32 dell'Inail, i 5 della Società meridionale di elettricità, il milione della Società mineraria Carbon Sarda, i 20 dell’Inps, i 15 dell'Inam, i 10 della Banca d'Italia, un milione della Mondadori, i cinque dell'Olivetti e i quattro milioni e mezzo donati dai due rami del Parlamento italiano.
La presidenza del Consiglio dei ministri contribuì con 50.640.000 lire, mentre l'ambasciata d'Italia a Bruxelles riuscì a raccogliere oltre 15 milioni per il trasporto delle salme e quasi 35 per i primi soccorsi. La mobilitazione fu capillare, da tutt’Italia giunsero contributi dagli uffici provinciali del Lavoro, tra cui Pescara, Avellino, Ancona, Firenze, Bergamo, Belluno, Modena, Agrigento, Macerata, Pisa, Udine, solo per citare i più sostanziosi, ai quali si unirono quelli di prefetture, amministrazioni provinciali, Camere di commercio, case di cura, comuni, associazioni, del Centro emigrazione di Milano, finanche del mondo del cinema.
Non mancarono contributi dalle varie sedi consolari italiane sparse per il mondo, da Sidney a Toronto, da Tangeri fino a Lugano e Zurigo.
Questa catena di solidarietà fu in grado di raccogliere oltre mezzo miliardo di lire dell'epoca, una cifra enorme sulla quale ci fu con il passare degli anni più di qualche sospetto. Infatti, nel 1968 fu avviata un'inchiesta interna al Ministero del Lavoro al fine di valutare la gestione dell'ingente somma di denaro depositata presso la sede della Banca nazionale del Lavoro in via del Corso a Roma. Alla fine, con un avanzo di cassa di poco più di 170.000 lire, la gestione apparve «esente da critiche di rilievo».
I fondi raccolti furono gestiti dall'allora ufficio contabile del servizio per l'avviamento e la tutela dei lavoratori emigranti. Agli atti della XIVa divisione risultava un «Libro giornale» con la registrazione dei dati in entrata e in uscita. Mancava, tuttavia, la lettera concernente le intese con la presidenza del Consiglio dei ministri circa la destinazione di 3.747.435 lire che costituiva, al 3 settembre 1960, la somma residua di quella complessivamente raccolta e non distribuita. Al 31 marzo 1968, il fondo di soccorso registrò 534.041.113 di entrate (compresi gli interessi bancari del 3 per cento) a fronte di 533.879.877 erogati in sussidi e contribuiti per la traslazione in Italia delle salme.
(Maurilio Di Giangregorio
è uno storico, autore del libro:
Sciagura mineraria
di Marcinelle, 8 agosto 1956)