Mare inquinato e liquami indagati i vertici dell’Aca

23 Marzo 2017

Gli inquirenti: mai usate le vasche costruite per evitare sversamenti nel fiume

PESCARA. Due indagati per il mare sporco: i vertici dell’Aca si ritrovano sotto accusa per gli sversamenti di liquami nel fiume Pescara e, poi, nel mare. Si tratta del direttore Bartolomeo Di Giovanni e del direttore tecnico Lorenzo Livello, considerati i responsabili per 161mila metri cubi di reflui scaricati nell’acqua.

Dal crollo al mare sporco. L’inchiesta, partita dal crollo dell’Asse attrezzato nella notte di Pasqua tra il 5 e il 6 aprile 2015 con la rottura della condotta fognaria verso il depuratore all’altezza di via Raiale, ha portato a una scoperta che ha dell’incredibile sul fronte dell’inquinamento: quando piove, il depuratore non ce la fa a gestire il flusso di liquami e acqua e il cosiddetto “troppo pieno” finisce nel fiume senza trattamento. È per questo che, generalmente, dopo i giorni di pioggia, scatta il divieto di balneazione nei punti più critici della città, a partire dalla zona della foce. Ma i carabinieri forestali hanno scoperto una beffa: quei liquami che per anni sono finiti (e finiscono ancora) nel fiume e nel mare avrebbero dovuto essere stoccati in attesa di un trattamento: vicino al depuratore, nei pressi della Città della musica, esistono delle vasche di equalizzazione che però non sono mai entrate in funzione. Quelle vasche avrebbero dovuto accumulare i liquami ed evitarne lo scarico alla foce del fiume.

Il verbale dell’interrogato.Perché quelle vasche non sono mai entrate in funzione nonostante l’emergenza in cui è sprofondata Pescara con i divieti di balneazione a raffica? I carabinieri forestali lo hanno chiesto ai due indagati durante gli interrogatori. Di Giovanni ha risposto così: «L’attivazione di tale vasca avrebbe consentito un accumulo di prima pioggia fino a 4.200 metri cubi al fine di limitare il fenomeno del continuo sversamento al fiume Pescara degli scolmatori di reflui non trattati. La vasca era completamente abbandonata e priva di impianto di sollevamento. Successivamente, nel marzo 2016, è stata formalizzata la richiesta di autorizzazione per l’utilizzo di tale vasca ma della parte tecnica se ne è occupato l’ing. Livello. Allo stato attuale, non vi è ancora l’autorizzazione ma il Comune ha messo a disposizione il manufatto a seguito della richiesta dell’Aca». Ma chi avrebbe dovuto mettere in servizio quelle vasche? Gli inquirenti hanno acquisito gli atti della vecchia gestione del depuratore, affidata fino ai mesi scorsi al gruppo Di Vincenzo attraverso un project financing e ora passata all’Aca.

Trovato scarico abusivo. Nella stessa indagine, ieri, i carabinieri forestali hanno scoperto e sequestrato un altro scarico abusivo nel fiume all’altezza di Rosciano: si tratta di un centro di autodemolizione che scaricava i reflui derivanti dalla lavorazione direttamente sulla sponda del fiume con valori di idrocarburi pesanti e zinco superiori di oltre 100 volte i limiti di legge. Il decreto di sequestro è stato firmato dal gip Nicola Colantonio.

Perizia sul crollo. L’indagine, coordinata dal procuratore capo Cristina Tedeschini e dal pm Andrea Papalia, è partita dal crollo dell’Asse attrezzato e si è divisa in due tronconi: il primo riguarda le responsabilità del crollo; il secondo affronta l’inquinamento del fiume. E cioè la causa prima del mare sporco. Due filoni in partenza intrecciati e poi diventati paralleli: il crollo dell’Asse attrezzato chiama in causa Comune e Anas. Questa parte di indagine è congelata in attesa del parere decisivo di un consulente nominato dalla procura: nel frattempo, l’unico atto ufficiale finito nell’indagine è un accertamento tecnico preventivo emerso da un contenzioso civile tra l’Aca, l’Anas, il Comune e una compagnia assicurativa. Un documento lungo 90 pagine che indirizza le prime responsabilità verso l’Anas, gestore dell’Asse attrezzato. Il crollo con la rottura della fogna ha provocato danni alle imprese di via Raiale: la prima richiesta di risarcimento danni è stata presentata nei giorni scorsi dall’Oftalmica De Sanctis, una ditta che si trova proprio al di sotto del punto franato e che è stata invasa dai liquami. La ditta ha avviato una causa per il risarcimento di oltre 70 mila euro di danni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA